Giornale on-line fondato nel 2004

Sabato, 17 Ott 2026

L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa incurabile, di cui ancora non si conoscono le cause reali, che colpisce prevalentemente i soggetti in età avanzata.

Una ricerca, pubblicata su Nature Communications, alimenta nuove speranze nella diagnosi precoce della patologia.

Lo studio è il risultato di una collaborazione tra Marcello D’Amelio, direttore del laboratorio di Neuroscienze molecolari della Fondazione Santa Lucia e i ricercatori della Sapienza, Laura Petrosini, psicofisiologa comportamentale, e Stefano Puglisi-Allegra, studioso dei sistemi dopaminergici cerebrali.

La novità di questa indagine consiste nell’aver individuato, come sede del processo responsabile dei primissimi sintomi della patologia, un’area del cervello diversa da quella su cui si era focalizzata finora l’attenzione dei ricercatori.

Si tratta del mesencefalo, precisamente l’Area Tegmentale Ventrale (VTA), dove hanno sede i neuroni che contengono il neuromediatore Dopamina, che proiettano a diverse regioni cerebrali quali l’ippocampo, la corteccia prefrontale e le aree striatali ventrali e limbiche.

É proprio la morte dei neuroni all’interno del VTA a determinare la drastica riduzione di Dopamina, che causa i caratteristici segni clinici iniziali della malattia, quali il disturbo dell’umore e, successivamente, la perdita della memoria.

“Il risultato più importante di questo studio - dichiara Stefano Puglisi Allegra - sta proprio nell’aver spostato l’attenzione sul VTA e aver riconosciuto lo stesso sintomo del disturbo dell’umore come caratterizzante le prime manifestazioni della Malattia di Alzheimer non meno della perdita di memoria. Le ricerche condotte finora si erano invece concentrate principalmente sulla corteccia temporale e l’ippocampo. I risultati raggiunti – prosegue Puglisi Allegra – confermano l’importanza degli investimenti in ricerca di base per l’identificazione dei meccanismi e quindi delle cause della malattia”.

La ricerca aggiunge importanti tasselli nello studio della malattia di Alzheimer. In primo luogo, i nuovi dati scientifici consentono di anticipare la diagnosi della patologia attraverso un’indagine neuroradiologica e funzionale mirata alle aree del cervello coinvolte. Sul piano terapeutico, i risultati sono i presupposti di ulteriori ricerche in campo farmacologico, al fine di individuare le strategie più adeguate finalizzate al recupero funzionale del paziente. Infine lo studio delle cause della degenerazione del VTA può aiutare a individuare eventuali fattori di rischio che accelerano la morte delle cellule cerebrali.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

“Tortura e genocidio”, il contrastato Rapporto di Francesca Albanese

Tortura e genocidio. Rapporto della Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei...
empty alt

“La resistenza della montagna”, convegno nazionale su crisi ecologica e coscienza di luogo

Venerdì 16 e sabato 17 ottobre, la Fondazione Nuto Revelli riunisce chi studia, chi abita e chi...
empty alt

La geometria che salva le foreste: come la disposizione degli alberi protegge la biodiversità

Quali specie rischiano maggiormente di sparire da un ecosistema? La risposta più logica...
empty alt

NAZA ovvero la banalità del male

Ringraziamo molto il dott. Domenco Gallo, già Senatore della Repubblica, per averci consentito di...
empty alt

“Balcanica”, opera prima impegnata e militante di Nicola Sorcinelli

Balcanica, regia di Nicola Sorcinelli, con Matilda De Angelis (Greta), Prince Chughtai (Habib),...
Back To Top