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Domenica, 05 Apr 2026

Di recente, sono stati pubblicati rivista internazionale Nature Microbiology i risultati di una ricerca condotta dal professor Manlio Di Cristina e dalla professoressa Carla Emiliani, entrambi del Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie dell’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con il gruppo del professor Vern Carruthers dell’University of Michigan.

Gli studiosi hanno individuato un “punto debole” del temuto Toxoplasma gondii, il parassita che infetta quasi un terzo di tutta la popolazione mondiale, aprendo nuove prospettive per lo sviluppo di farmaci in grado attaccare il parassita stesso allo stadio cistico e quindi debellare la patologia cronica. Infatti, sebbene lo stadio acuto del parassita sia sensibile ad alcuni farmaci, ad oggi non esistono terapie in grado di uccidere le cisti ed eliminare l’infezione cronica.

Alla ricerca hanno dato un contributo scientifico anche altri gruppi di studiosi di Università americane e francesi: la Stanford University, il Johns Hopkins University e Université de Montpellier. Lo studio è stato possibile grazie a finanziamenti americani da parte del National Institutes of Health (NIH) e dello Stanley Medical Research Institute, un’associazione americana no-profit per lo studio della schizofrenia, di cui da anni è destinatario il Gruppo di Ricerca.

La novità dello studio sta nell’identificazione di una vulnerabilità finora sconosciuta del Toxoplasma gondii, ovvero la vitalità dello stadio cronico del parassita dipende dalla corretta funzionalità di un organello lisosomiale, che rappresenta una sorta di stomaco del parassita stesso: dei composti in grado di interferire con la funzione di questo organello, causando l’impossibilità a digerire i nutrienti, conducono alla morte dei parassiti nelle cisti cerebrali.

La scoperta del gruppo di ricerca, coordinato dal professor Di Cristina, è senza dubbio innovativa e permetterà di sviluppare farmaci in grado di debellare per sempre la patologia cronica di Toxoplasma.

Il Toxoplasma gondii, infatti, è un parassita potenzialmente letale che si nasconde all’interno del corpo degli animali a sangue caldo, incluso l’uomo, nella forma di piccole cisti, prevalentemente localizzate nei neuroni del cervello, che il sistema immunitario non riesce ad eliminare e che sono insensibili a qualsiasi antibiotico.

Esso viene ingerito con carne infetta cruda o poco cotta o attraverso la contaminazione con le oocisti, la forma del parassita rilasciata da gatti infetti tramite le loro feci: una volta entrato nell’ospite, il parassita ne invade il cervello, formando all’interno dei neuroni delle cisti: tali infezioni, solitamente asintomatiche o con una lieve sintomatologia, possono rivelarsi fatali in pazienti immunocompromessi a causa ad esempio di Aids, terapie immunosoppressive o cancro.

Inoltre, se l’infezione avviene durante la gestazione può essere causa di aborto, gravi malformazioni fetali, malattie oculari e sordità nei neonati.

Negli ultimi anni, infine, è stata anche identificata una forte relazione tra infezione da Toxoplasma e una maggior propensione a sviluppare la schizofrenia, le malattie bipolari e altri disturbi della personalità.

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