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Giovedì, 15 Ott 2026

Innovativi bio rivestimenti edibili, per proteggere più a lungo il valore nutritivo della frutta senza alterarne il gusto, sono stati ricavati dal riciclo degli scarti della produzione agroalimentare.

E’ il risultato di una sperimentazione effettuata presso l’Università di Pisa, da un gruppo di ricerca, coordinato della professoressa Annamaria Ranieri del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, i cui risultati sono stati recentemente pubblicati su due riviste scientifiche, il Journal of Food Processing and Preservation e il LWT – Food, Science and Technology.

Annamaria Ranieri, docente di Chimica agraria, ha indirizzato da tempo le sue ricerche sull’utilizzo di biopolimeri naturali ed edibili per mantenere le proprietà nutraceutiche della frutta durante la conservazione.

“Come comunità scientifica ci poniamo il problema della gestione virtuosa e sostenibile degli scarti della produzione agroalimentare – dice la professoressa dell’Ateneo pisano – d’altra parte l’obiettivo è di dare ai consumatori prodotti che, dalla raccolta alla tavola, riescano a mantenere l’aspetto e le proprietà organolettiche e salutistiche”.

In particolare, uno dei due studi ha riguardato le mele Fuji: per conservarle, i ricercatori hanno utilizzato come rivestimento la gelatina, un polimero a base di collagene ottenuto dalla lavorazione di tessuti connettivi e largamente utilizzato per i rivestimenti di capsule nell’industria farmaceutica.

Il secondo studio ha riguardato il pomodoro, che è stato rivestito con il chitosano, un polimero derivante dalla chitina, una sostanza presente negli esoscheletri dei crostacei e nelle pareti cellulari dei funghi.

“I due rivestimenti, che possono essere eliminati lavando i frutti prima di cibarsene – ha spiegato Annamaria Ranieri - hanno rallentato di tre giorni la maturazione, come evidenziato dal posticipato picco di accumulo di importanti composti nutraceutici, come carotenoidi, acidi fenolici e flavonoidi”.

“La maggiore conservabilità nel tempo – ha quindi concluso la professoressa – potrebbe inoltre contribuire ad evitare lo spreco alimentare in differenti punti della filiera dalla raccolta al consumo”.

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