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Domenica, 18 Ott 2026

Lo studio di un gruppo di giovani ricercatori dell’Università Statale di Milano si inserisce all’interno di un progetto più ampio che identifica nel sonno una finestra sulla patofisiologia dei disturbi psicotici.

Il lavoro, pubblicato il 9 febbraio scorso su npj|Schizophrenia, caratterizza l’attività oscillatoria del cervello in familiari di primo grado di pazienti schizofrenici. L’attività elettrica, definita sleep spindle, e le onde lente tipiche del sonno non REM risultano alterate in modo significativo. La presenza di tali anomalie nei familiari, i quali non presentano sintomi di malattia, suggerisce una suscettibilità genetica al disturbo.

In Europa, circa 5 milioni di persone hanno una diagnosi di Schizofrenia. In ciascuno di questi casi, l’unico strumento a disposizione dei medici per porre la diagnosi è stato il giudizio clinico.

“L’ambito traguardo dell’individuazione di un marcatore della malattia permetterebbe la conferma neurobiologica della diagnosi clinica di Schizofrenia”, commenta Armando D’Agostino, primo autore dello studio. Durante il sonno, alcune strutture del cervello producono segnali che possono essere rilevati con strumenti privi d’invasività come l’elettroencefalogramma.

Nei pazienti con diagnosi di Schizofrenia, alcuni di questi segnali, implicati nei processi di memoria ed attenzione, sono deboli o assenti. “Il nostro studio dimostra che questi stessi segnali sono alterati anche nei familiari di questi pazienti, rispetto a soggetti che non hanno familiarità per disturbo psichiatrico. Ciò significa che la disfunzione delle strutture cerebrali che li generano è sì geneticamente determinata, ma non è una causa sufficiente per lo sviluppo della malattia” conclude D’Agostino.

Questo risultato è un importante passo verso la validazione di un biomarcatore in sonno della Schizofrenia ed apre ad una maggior comprensione delle sue basi biologiche.

Lo studio è frutto di una collaborazione tra il gruppo di ricerca di Armando D’Agostino, clinica psichiatrica del dipartimento di Scienze della Salute, e di Simone Sarasso, dipartimento di Scienze Biomediche e cliniche 'Luigi Sacco' dell’Università degli Studi di Milano.

La ricerca, svolta presso il Centro di Medicina del Sonno (diretto da Maria Paola Canevini) dell’ASST Santi Paolo e Carlo, ha coinvolto anche ricercatori italiani che lavorano nelle Università di Madison-Wisconsin e Pittsburgh, negli Stati Uniti.

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