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Martedì, 25 Ago 2026

I più, forse, non la ricorderanno, anche se fummo chiamati ad esprimerci su di esse con un referendum abrogativo fallito per mancanza di quorum. È la legge 40/ 2004, contenente “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, una delle più oscurantiste di sempre, figlia dello stesso governo che produsse provvedimenti come quelli per impedire di staccare la spina a Eluana Englaro o leggi come la Fini-Giovanardi e tagli ai finanziamenti destinati a università e ricerca.

A causa di quella sventurata legge, ancora non si possono condurre le sperimentazioni sulle cellule embrionali (blastocisti), che perciò restano bloccate nei freezer a -196°, non rivendicate da nessuno, destinate a non essere mai impiantate. E dire che potrebbero apportare grandi innovazioni alla medicina, tant’è che, da tempo, molti scienziati chiedono di avviare sperimentazioni che potrebbero condurre alla cura di malattie oggi incurabili.

Della legge 40/2004, dopo varie pronunce della Corte Costituzionale che l’hanno smantellata, purtroppo, resta in vigore l’articolo 13, in cui c’è scritto: «È vietata qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano», si dovrebbe aggiungere, conservato in Italia, visto che le sperimentazioni su cellule donate da centri esteri sono consentite. Il risultato è che la ricerca scientifica ne esce molto limitata, tanto più che i bandi ministeriali sembrano creati ad hoc per estromettere progetti di ricerca basati sullo studio di cellule embrionali e lo stesso ministero segnala che, essendo diminuiti i fondi stanziati con la legge 40/2004 per favorire gli studi sulle tecniche di crioconservazione dei gameti, non è stato più possibile indire ulteriori bandi di ricerca. Come se tutto ciò non bastasse, è consentito effettuare test unicamente nella fase iniziale. Vietato impiantare blastocisti negli esseri umani per studiarne gli effetti, come invece sta avvenendo nel resto d’Europa.

La legge stabiliva che tutte le blastule embrionali presenti nei laboratori dovessero essere trasferite alla Biobanca Nazionale con sede al Centro trasfusionale e di immunologia dei trapianti dell’Ospedale Maggiore di Milano. Ma, dal 2004 ad oggi, nessuno si è curato di redigere e approvare i relativi decreti attuativi. Sia come sia, la Biobanca è stata realizzata e, pur essendo vuota, è costata al contribuente 400mila euro. Non è chiaro quanto sia costato il suo mantenimento, visto che esiste una rendicontazione per il solo 2005 dalla quale si evince una spesa di 74mila euro per il personale e di 96mila per materiali e software, mentre 230mila sarebbero stati usati per dar vita all’area di criobiologia.

Una legge, la 40, piena di contraddizioni come quella che emerge dal comma 2, dell’art.13 che recita: «La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione è consentita a condizione che perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche a essa collegata volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative». Una possibilità poco esplorata che potrebbe dare impulso alla ricerca, tanto più che l’Italia non ha ratificato la Convenzione di Oviedo con la quale l’Ue ha proibito ogni intervento genetico sulla linea germinale.

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