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Mercoledì, 18 Mar 2026

Le organizzazioni promotrici della campagna “Basta favori ai mercanti di armi” hanno espresso forte preoccupazione per le indiscrezioni secondo le quali il Governo intenderebbe rimettere in discussione e peggiorare la Legge 185/90 sul controllo dell’export di armamenti, riaprendo il dibattito alla Camera sul DDL governativo già approvato al Senato, che andrebbe a stravolgere la Legge stessa.

Questa prospettiva prepara il terreno per il futuro. Le modifiche proposte, in continuità con altri interventi che hanno già indebolito i controlli a livello europeo e in diversi stati membri, rischiano di rendere le esportazioni di armi più facili e meno controllate. Questo avverrebbe nel momento in cui l’industria militare avrà aumentato la propria capacità produttiva e i fondi per il riarmo, oggi in forte crescita nell’Unione europea, si saranno esauriti o stabilizzati.

È in quel momento che si proverà a spingere ancora di più sull’export verso mercati extra-Ue, riducendo vincoli e controlli. Per questo è fondamentale difendere una legge che garantisca trasparenza e responsabilità, soprattutto verso stati autoritari, paesi in guerra o in aree di forte tensione.

Uno degli obiettivi concreti di questa riforma è la cancellazione, nell’ambito della Relazione governativa ufficiale, della Tabella sulle cosiddette “banche armate”, ovvero l’elenco degli istituti di credito coinvolti direttamente nelle operazioni di esportazione di armamenti. In una fase in cui aumentano enormemente i fondi destinati alle armi e alle attività economiche correlate, ridurre la trasparenza su chi fornisce servizi finanziari che rendono possibile questo commercio verso l’estero è estremamente grave: significa rendere più opachi i flussi di denaro e favorire interessi economici che prosperano sull’instabilità internazionale e sull’aumento dei conflitti. Minore capacità di controllo e minore trasparenza informativa nei confronti dell’opinione pubblica comportano più spazio d’azione per chi intende trarre profitto dalle guerre.

La Campagna continuerà a essere portata avanti affinché questa modifica peggiorativa della legge non passi e, al contrario, proprio mentre crescono le spese militari, vengano rafforzati i meccanismi di controllo e di trasparenza sul commercio di armamenti. È particolarmente grave che la proposta governativa faccia alcun riferimento al Trattato internazionale sul commercio di armi (ATT), ratificato dall’Italia, e che dovrebbe costituire il principale riferimento in materia.

Alla luce di questo quadro, la Campagna ribadisce che non basta difendere l’impianto della legge 185/90, ma occorre al contrario rafforzarlo. Chiediamo che ogni riforma tenga esplicitamente conto del Trattato sul commercio di armi, che il ruolo degli organismi interministeriali non si trasformi in una semplificazione a favore delle autorizzazioni ma resti fondato su valutazioni politiche e tecniche stringenti, che la Relazione annuale al Parlamento venga resa più completa, leggibile e trasparente sui dati relativi ai paesi destinatari, alle tipologie di materiali, alle autorizzazioni e ai servizi , che non venga eliminata la parte relativa ai rapporti tra sistema bancario e industria militare e che vengano preservati gli strumenti di coordinamento e monitoraggio pubblico nonché la possibilità di acquisire informazioni sul rispetto dei diritti umani anche da parte di organismi indipendenti della società civile.

Difendere la legge 185/90 significa difendere il diritto dei cittadini e delle cittadine a conoscere i dettagli su un commercio che incide su guerre e popolazioni il ruolo del Parlamento nel controllo delle scelte in materia di armamenti e la responsabilità dell’Italia verso la pace, i diritti umani e il diritto internazionale.

(Fonte: Coordinamento Campagne Rete Italiana Pace e Disarmo)

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