27. 10. 2020 Ultimo Aggiornamento 27. 10. 2020

Ente parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise: costosi contenziosi condizionano l'attività

Categoria: Ambiente & Salute

Il 9 luglio scorso, la Sezione controllo enti della Corte dei conti ha trasmesso alle due Presidenze del Parlamento la Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria 2018 dei 22 Enti parco nazionali che, nel frattempo, sono diventati 23 con quello dell’Isola di Pantelleria, istituito con il Dpr 28 luglio 2016 e assoggettato al controllo della Corte a far data dal 2019.

Il Foglietto ha deciso di fare una sintesi delle singole relazioni di cui si compone il corposo lavoro della magistratura contabile (630 pagine), dedicando un articolo ad ognuno dei 22 Enti parco, che verranno pubblicati da oggi e per tutto il mese di agosto, rispettando l’ordine alfabetico seguito dalla Corte, che ha esaminato per primo il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), che ha sede a Pescasseroli (Aq) e che comprende, oltre alle tre Regioni, le province di L’Aquila, Frosinone e Isernia, nonché 24 comuni.

Gli organi dei singoli Enti parco sono: il Presidente, il Consiglio direttivo, la Giunta esecutiva, la Comunità del parco, il Collegio dei revisori dei conti. I componenti durano in carica cinque anni e possono essere confermati per una sola volta.

ll Presidente è nominato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con i presidenti delle regioni o delle province autonome di Trento e di Bolzano nel cui territorio ricade in tutto o in parte il parco.

Il Consiglio direttivo è formato da quattro componenti, oltre il Presidente, designati dalla Comunità del parco, con voto limitato, e da quattro componenti indicati ciascuno, rispettivamente, dalle associazioni di protezione ambientale, dal Mattm, dal Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo e dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

La Giunta esecutiva è nominata dal Consiglio direttivo e svolge le funzioni di ordinaria amministrazione, secondo quanto previsto dagli statuti.

La Comunità del parco è formata dai Presidenti delle Regioni Abruzzo, Lazio e Molise, dai Presidenti delle Province di L’Aquila, Isernia e Frosinone, dai sindaci dei comuni e dai presidenti delle comunità montane, nei cui territori sono ricomprese le aree del parco stesso.

Il Collegio dei revisori è composto da tre membri, di cui due di nomina ministeriale e uno regionale.

Alla data del 31 dicembre 2018, le unità di personale stabilizzato alle dipendenze dell'Ente erano pai a 42.

Con riferimento agli strumenti di programmazione, il Consiglio direttivo del PNALM, a novembre 2010, dopo aver acquisito il parere favorevole della Comunità del parco, ha approvato il Piano del parco e lo ha inviato al Ministero dell’ambiente che, a distanza di quasi un anno, ha comunicato di non avere osservazioni da formulare.

Lo stesso Piano, trasmesso alle regioni interessate a marzo 2011, non è mai entrato in vigore, a motivo che “la Regione Abruzzo ha fatto presente che il procedimento di valutazione ambientale strategica (VAS) del Piano del parco ‘non è stato avviato né può essere avviato in quanto è necessario pervenire ad un'intesa interistituzionale con le altre Regioni interessate’ e che sulla questione è stato interessato il Mattm, presso il quale si sono tenuti diversi incontri per il raggiungimento dell’intesa; questa tuttavia, a distanza di nove anni, non è ancora intervenuta”.

Né miglior sorte è toccata sia al Regolamento del parco che, “adottato dal Consiglio direttivo con delibera n.5 del 12 febbraio 2011 e immediatamente trasmesso dall’Ente al Ministero vigilante, non è mai stato approvato”; sia al Piano pluriennale economico-sociale, che “è stato adottato dalla Comunità del parco con deliberazione n.1 del 28 giugno 2013 e trasmesso alle regioni interessate per l’approvazione in data 27 settembre 2013, anche questa mai intervenuta”.

A suscitare perplessità, comunque, è il consistente contenzioso, sia “interno” che “esterno” che sembra affliggere l’Ente.

Innanzitutto, la Corte si sofferma sulla vicenda dei compensi spettanti al Collegio dei revisori dei conti. La Relazione dei giudici contabili, infatti, segnala di aver accertato nel precedente referto sulla gestione finanziaria 2017 che l’ammontare dei medesimi compensi è stato a suo tempo stabilito con deliberazione dal Consiglio direttivo, sulla quale non è mai intervenuta la valutazione congiunta di congruità della Presidenza del consiglio de ministri, del Ministero dell’ambiente, dell’economia e delle finanze.

In seguito, tali compensi sono stati ridotti del 10 per cento in applicazione dell’art.6, comma 3, del d.l. n. 78 del 2010.

Al riguardo, l’Ente parco ha trasmesso alla Corte dei conti e al Ministero vigilante una nota in data 4 febbraio 2020, a firma del Direttore, con allegata la comunicazione inviata, in pari data, al Presidente dell'Ente medesimo ed al Presidente del Collegio dei revisori.

Lo stesso Direttore, con una successiva lettera del 19 febbraio, ha reso noto di avere comunicato a ciascuno degli interessati un prospetto di sintesi contenente l’importo da restituire e di avere provveduto, altresì, a sporgere denuncia di danno alla Procura regionale abruzzese della stessa Corte, ai sensi dell’art.52 del codice di giustizia contabile.

Si legge, inoltre, nella Relazione che, “come riferito nel precedente referto, l’Ente per il periodo 1° luglio 2010-31 dicembre 2011 aveva erogato i compensi anche ai componenti del Consiglio direttivo, non spettanti ai sensi della vigente normativa ... Al riguardo, l’Ente ha conferito incarico, con nota del 29 dicembre 2015, all’Avvocatura distrettuale dello Stato di L’Aquila di procedere al recupero coattivo delle somme indebitamente erogate dopo che gli ex consiglieri (eccetto uno) non avevano dato alcun riscontro a due richieste di restituzione. Sulla questione è in corso azione civile di recupero curata dall’Avvocatura distrettuale dello Stato; nel frattempo, l’Ente ha comunicato di avere definito in via transattiva la vertenza, sulla base delle indicazioni fornite dall’Avvocatura generale, per sole cinque posizioni (4 con pagamento rateale e una con pagamento in un’unica soluzione)”.

Di maggiore gravità si appalesano, invece, i numerosi contenziosi “esterni”, se non altro per l’importo degli stessi, ascrivibili, per la massima parte, alle gestioni pregresse, che indubbiamente limitano fortemente l’attività istituzionale dell’Ente.

In primis, la controversia con il Comune di Gioia dei Marsi, relativa alla richiesta di indennizzo per mancati tagli boschivi dal 1986 al 2004, avanzata dal Comune stesso, conclusasi il 12 settembre 2014, con la sentenza n. 19234 della Corte di Cassazione, che ha sancito la definitiva condanna dell’Ente parco al pagamento della somma di 1.057.675 euro, oltre interessi legali e spese liquidate in 7.200 euro.

Nel 2015, a seguito di accordo con il Comune creditore, la somma è stata suddivisa in 5 rate annuali di oltre 230mila euro cadauna, l’ultima delle quali è stata saldata nel 2019.

Un’altra consistente parte dell’esposizione debitoria è relativa alle competenze professionali per incarichi di patrocinio legale conferiti in passato, senza formali autorizzazioni, a due professionisti del libero foro, costati alla fine di una lunga transazione, conclusasi ad aprile 2019, circa 300 mila euro.

Nel 2018, sono giunte definitivamente a conclusione anche le pesanti controversie con il Comune di Barrea e con il Comune di Rocchetta al Volturno.

Dal primo, instaurato dal Comune di Barrea - relativo alla gestione da parte dell’Ente di alcuni terreni comunali, proseguita negli anni 2000 e 2001, anche dopo la scadenza della relativa convenzione senza il pagamento di alcun indennizzo - è scaturita la condanna in primo grado, confermata dalla Corte d’Appello di L’Aquila, al pagamento, per arricchimento sine causa, della somma di oltre 300 mila euro, comprensiva di accessori e spese di giudizio, debito saldato, a seguito di accordo col Comune sottoscritto nel 2018, in tre rate.

Anche per il secondo contenzioso, l’Ente parco è risultato soccombente per una somma complessiva di oltre 200 mila euro, per una singolare vicenda riguardante il rinnovo di un contratto di affidamento di un’area comunale per l’acclimatazione del camoscio.

In particolare, con contratto stipulato nel 1993, il Comune di Rocchetta al Volturno aveva ceduto all’Ente parco, per scopi di tutela ecologica, una porzione di territorio di Monte Castelnuovo, per la durata di anni nove e per il canone annuo di lire 32.000.000 (16.527 euro), allo scopo di adibirla ad area faunistica del camoscio.

Successivamente, a seguito di un evento franoso, l’Ente parco, ritenendo che il contratto fosse risolto per impossibilità sopravvenuta, aveva omesso la corresponsione dei canoni per gli anni tra il 1995 e il 1998 ma il Tribunale di Isernia, adito dal Comune, aveva ingiunto all’Ente il pagamento della somma di lire 128.000.000. (66.107 euro), pari a 4 annualità di canone.

Nonostante la vicenda fosse stata chiusa con una transazione, il Comune di Rocchetta al Volturno, avanzava ulteriori pretese nei confronti dell’Ente, sostenendo che l’originario contratto fosse stato tacitamente prorogato oltre il termine di scadenza, epperciò chiedeva all’Ente parco il pagamento dei canoni per il periodo 2002-2010. Sia il primo che il secondo grado di giudizio davano torto all’Ente parco, costretto a versare al Comune la somma complessiva di ulteriori 170 mila euro, suddivisa, su gentile concessione del Comune, in due rate annuali.

“Oltre a quelli sopra richiamati - scrive la Corte dei conti - occorre ricordare che sussistono anche altri contenziosi che si trovano in diversi stati del giudizio e nei quali l’Ente risulta attore o convenuto”!

Quanto alla gestione finanziaria, l’esercizio in esame - scrive la Corte - registra un avanzo di competenza di 192.482 euro, da ascrivere soprattutto alla riduzione del disavanzo della gestione in conto capitale (che passa da -608.666 euro del 2017 a -335.780 euro del 2018), mentre l’avanzo della gestione corrente rimane sostanzialmente stabile (+1,4 per cento sul dato del 2017), assestandosi a 528.262 euro.

Per quanto concerne le entrate correnti, l’Ente dipende per il 93,8 per cento dai trasferimenti statali, pari a 7.279.321 euro (7.277.901 euro, contributo ordinario del Mattm per il funzionamento e 1.420 euro contributo 5 per mille).

I trasferimenti da altri enti pubblici o privati, pari a 173.833 euro, rappresentano il 2,2 per cento del totale delle entrate correnti e sono costituite quasi interamente (euro 168.833) da un contributo europeo al progetto Life Safe-crossing.

La voce “vendita di beni e prestazioni di servizi”, pari a 232.616 euro, è in aumento del 18,6 per cento rispetto al 2017 e rappresenta il 3 per cento delle entrate correnti.

Le spese correnti ammontano a 7.229.671 euro (-5,7%, rispetto al 2017); l’incidenza maggiore (60,1%) è data dalle spese per il personale in servizio, seguita da quelle per le prestazioni istituzionali (18,3%), in sensibile calo rispetto all’esercizio precedente (-20,5%), dato che, per la Corte, è da valutare negativamente.

Ed infatti, le voci percentualmente più rilevanti delle spese istituzionali 2018 (complessivamente, pari ad euro 1.325.009), sono state quelle relative a “Indennizzi a comuni e province per gestione pascoli e boschi” (35,7%), “Indennizzi danni fauna” (26,5%) e “Attività divulgative, sanitarie e studi e ricerche” (14,3%), mentre per le voci Tutela biodiversità e Fondo Piano antincendio boschivi la quota parte per l’anno 2018 è stata rispettivamente di 0 (dicasi: zero) euro e di 826 euro (-95,8 per cento, rispetto al 2017).

Il conto economico registra un avanzo d’esercizio pari a 243.937 euro (72.625 euro nel 2017). Tale risultato - scrivono i giudici contabili - deriva soprattutto dal sensibile incremento del saldo attivo della gestione operativa, (pari a 272.953 euro) che risulta caratterizzato dalla diminuzione dei costi della produzione (-7,3%, in valore assoluto 632.540 euro).

Infine, nella Relazione della Corte dei conti, un sacrosanto richiamo al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise per non aver pubblicato, nella sezione “controlli e rilievi sull’amministrazione” del sito web “amministrazione trasparente”, i precedenti referti della stessa Corte, con l’invito a volervi provvedere tempestivamente, in applicazione dell’art.31 del d.lgs. n.33 del 2013.

(1 - continua)

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