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Venerdì, 27 Feb 2026

Nei giorni scorsi, è apparso sulla prestigiosa rivista scientifica Conservation Letters un nuovo studio internazionale, coordinato dall’Università di Newcastle (Regno Unito), con la partecipazione di un team di 137 esperti di varie nazioni, tra i quali Carlo Rondinini del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie Charles Darwin della Sapienza, che ha identificato i programmi di protezione che più si sono dimostrati efficaci nella prevenzione delle estinzioni fra le specie di uccelli e di animali a maggiore rischio di scomparsa secondo la Red List della International Union for Conservation of Nature (IUCN).

I risultati del lavoro hanno mostrato che, dal 1993 a oggi, sono state salvate dall’estinzione globale almeno 28 specie di uccelli e mammiferi, fra queste il pony della Mongolia (cavallo di Przewalski Equus ferus), la lince pardina (lince iberica Lynx pardinus), l’amazzone di Portorico (Amazona vittata) e il cavaliere nero (Himantopus novaezelandia).

Carlo Rondinini, che dirige il Global Mammal Assessment - un’iniziativa in partnership tra Sapienza e IUCN - ha coordinato l’analisi dei dati relativi ai mammiferi.

“Senza programmi di conservazione - spiega Rondinini - a oggi il tasso di estinzione delle specie analizzate sarebbe stato dalle 3 alle 4 volte superiore a quello osservato: grazie a tali azioni, tra le numerose specie di mammiferi a rischio, quattordici di queste hanno beneficiato di interventi di carattere legislativo, come restrizioni sul commercio, e nove sono state soggette a interventi di reintroduzione e conservazione ex situ in giardini zoologici. Si pensi al pony della Mongolia, estinto in natura negli anni ‘60 del secolo scorso. Nel 1990 sono iniziati gli interventi di reintroduzione, e nel 1996 il primo individuo è nato in ambiente selvatico. Ora oltre 760 cavalli di Przewalski vivono liberi nelle steppe della Mongolia”.

Per quanto riguarda gli uccelli, lo studio ha evidenziato che ventuno specie hanno beneficiato del controllo delle specie invasive, 20 della conservazione ex situ e 19 della circoscrizione di aree protette.

Uno dei volatili valutati dal team è l’amazzone di Portorico, un piccolo pappagallo endemico dell’omonima isola. La sua popolazione, un tempo abbondante, ha raggiunto la dimensione minima nel 1975, quando solo 13 esemplari erano sopravvissuti in ambiente selvatico. Dal 2006, sono stati prodotti notevoli sforzi per reintrodurre la specie in un secondo sito, nella Riserva Statale del Rio Abajo, unico areale oggi popolato.

Per alcune delle specie incluse nello studio, come la focena (o vaquita) del Golfo di California, sebbene le azioni di conservazione abbiano determinato un rallentamento del declino, potrebbe essere impossibile prevenire l’estinzione in natura.

“La crisi della biodiversità - aggiunge Carlo Rondinini - è di ampiezza tale che non possiamo permetterci altri fallimenti. Comprendere quali azioni di conservazione abbiano più speranza di successo nei diversi scenari è fondamentale per pianificare il futuro della biodiversità e del pianeta”.

“In ogni caso - conclude Rondinini - investire per evitare l’estinzione delle specie più a rischio è importante, ma queste specie sono solo la punta dell’iceberg. La maggior parte delle specie è in drammatico declino e molte rischieranno l’estinzione nei prossimi decenni. Per invertire la tendenza e supportare la diversità della vita sul nostro pianeta è necessario ridurre l’impatto quotidiano e pervasivo dei nostri sistemi di produzione e consumo di cibo ed energia, adottando stili di vita realmente sostenibili”.

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