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Venerdì, 29 Mar 2024

Sulla stampa locale segnalatami da un'amica, leggo le dichiarazioni del presidente della commissione ambiente del Comune di Pescara, Ivo Petrelli, che si sta occupando del fiume che attraversa la Città ed esulta perché è stato "ripulito " dai tronchi per 7,6 km, con la spesa di 100 mila euro. Chiede altri fondi per una serie di interventi aggiuntivi, per ridurre – dice – il rischio di esondazioni in caso di piene.

In merito alle intenzioni dichiarate, sento il dovere d'intervenire come segue:

1) nel corso della piena dell'aprile del 1992, che causò danni ingentissimi, non ci fu occlusione delle luci dei ponti da tronchi o oggetti vari; il rischio di straripamento è dato invece dall'interrimento del porto, fenomeno tragicamente accresciuto dalla diga foranea messa in posizione palesemente sbagliata di fronte alla foce, sbarrando la libera e storica diffusione delle acque del fiume in mare;

2) l'interrimento del fiume, che ha raggiunto entità notevole, costituisce il "tappo" importante al libero deflusso delle acque, assieme alla diga foranea;

3) Tutta la terra che intasa la foce nell'area portuale entra nella corrente fluviale da monte perché è stata eliminata la fascia protettiva della vegetazione spontanea delle rive c'è rimasta prevalentemente solo una fila di alberi a contatto con l'acqua e tra smottamenti delle rive e trasporto di limi per l'erosione del terreno denudato o arato, il fiume e il porto s'intasano di sedimenti riducendo la sezione di deflusso;

4) infatti, nella piena del 2 dicembre 2013, di entità analoga a quella dell'aprile del 1992, non ci furono danni di sorta perché la foce del fiume era stata dragata da pochi giorni e la grande massa d'acqua poté defluire;

5) la rimozione del canneto invocata è un errore e prefigura un danno ecologico, economico e ambientale: esso, peraltro piccolissimo, non ostacola il deflusso delle acque, mentre è l'unica areola di naturalità superstite nell'ecotono fluviale in città, piccolo ambiente di rifugio e nidificazione degli uccelli acquatici e svolge un'azione importante di depurazione naturale delle acque; si tratta un fragmiteto frammisto a salice bianco, e richiamo che Fragmites australis, la comune cannuccia d'acqua, è usata per la costruzione di depuratori delle acque di scarico inquinate (fitodepurazione); richiamo ancora che la presenza delle macrofite acquatiche (così chiama la legge quel genere di vegetazione) è inserita tra i criteri di valutazione positiva della qualità ecologica dei fiumi (Direttiva europea acque 60/2000/CE e Testo Unico in Materia Ambientale Dlgs 152/06 e sue integrazioni), mentre l'assenza delle macrofite classifica in fiume come degradato con obbligo di risanamento; la legge inoltre vieta un ulteriore degrado di qualità che si vorrebbe perpetrare tra l'altro con il denaro dei cittadini;

6) il rilevamento delle condizioni del fiume attraverso droni, mezzi aerei e sommozzatori è cosa ingenua, o da "effetti speciali" ma di assoluta inutilità. Infatti, ogni cosa che riguardi il fiume è visibile direttamente da terra, mentre la torbidità delle acque non consente ai sommozzatori di vedere alcunché; i tronchi caduti nella corrente inoltre, ove esistono, non stanno depositati sul fondo perché galleggiano, magari a pelo d'acqua quando sono schiantati di fresco, ma galleggiano e sovente si incagliano nei banchi di argilla e terra affioranti o comunque assai superficiali!;

7) ogni intervento sul fiume deve considerare gli aspetti ecosistemici, il complesso unitario fiume-porto-mare e il quadro legislativo vigente. L'invito a un sopralluogo rivolto alle associazioni ambientaliste è invece da apprezzare vista la riottosità dell'amministrazione pescarese al dialogo con le stesse: andrò volentieri a spiegare cosa è un fiume e come lo si deve trattare da un punto di vista scientifico. Sono stati invitati pure dal presidente della commissione, l'Ufficio Igiene della ASL, l'Autorità portuale, il circolo canottieri, un assessore ma … misteriosamente non l'ARTA - Agenzia Regionale per la Tutela dell'Ambiente che da decenni effettua analisi e monitoraggi ufficiali sul fiume. Forse è una dimenticanza … comunque grave, ma potrebbe essere anche aderente al New Deal dell'Agenzia che la Regione ha indirizzato verso "l'Abruzzo del Benessere", per avviarla a occuparsi di culinaria regionale, di turismo e di arrosticini, che non appaiono proprio compiti istituzionali delle Agenzie ambientali delle regioni italiane.

Senza sommozzatori, si può guardare da Google Earth la tragedia (che riporto, in alto, in foto) dell'inquinamento rimosso nel porto con la movimentazione (risospensione) dei sedimenti fluviali neri, puzzolenti, regno dei clostridi: lo schifo si vede da satellite! Vi pare normale?

In chiusura: la maggior parte dei problemi attuali del fiume può essere risolta semplicemente lasciando che sulle sponde si ricostituisca una fascia protettiva di vegetazione-filtro spontanea. Non costa nulla: solo tutelare le sponde. E avverrebbe in pochissimi anni, come dimostra anche il canneto che si vuole eliminare e che, rasato a zero nel 2021, è ricresciuto più rigoglioso in un solo anno!

Giovanni Damiani
Vice Presidente Nazionale di Italia Nostra
Già Direttore di Anpa e Direttore tecnico di Arta Abruzzo
facebook.com/giovanni.damiani.980
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