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Sabato, 03 Gen 2026

A Pisa 200 anni fa, per la prima volta al mondo, l’Egittologia faceva il suo ingresso in un’aula universitaria. Correva l’anno accademico 1825-1826. Il professore era un giovane orientalista, Ippolito Rosellini.

Per celebrare il bicentenario, domani 12 dicembre, alle 12:45, al Museo della Grafica (Lungarno Galilei 9, Pisa) si inaugura la mostra “Ippolito Rosellini, Pisa e la nascita dell’Egittologia moderna”, curata da Mattia Mancini, Gianluca Miniaci e Daniele Cianchi. Oltre alla trascrizione delle prime due lezioni di Rosellini, saranno esposti anche volumi, manoscritti e disegni originali della spedizione in Egitto di Rosellini e Champollion del 1829.  Oggi e domani, a Palazzo Matteucci e al Museo della Grafica si svolgerà inoltre il convegno internazionale “Recentering the Formation of Modern Egyptology: Egypt, Pisa and Livorno 1770s–1825”, organizzato dal Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Ateneo pisano e dall’Institute of Archaeology dell’University College London

Nel momento in cui Rosellini entra in aula per spiegare agli studenti dell’ateneo pisano nozioni di storia e lingua dell’antico Egitto, Pisa segna un traguardo mondiale e anticipa Parigi di ben sei anni – spiega Gianluca Miniaci, professore di Egittologia al Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa – la cattedra di egittologia in Francia fu istituita infatti solo nel 1831 e affidata a Jean-François Champollion”.

Un successo che si deve all’Ateneo e a Rosellini, ma che non sarebbe potuto accadere senza altri fattori e circostanze: il porto di Livorno e il Granduca di Leopoldo II di Toscana.

Il porto labronico all’epoca era infatti la porta europea per tutte le antichità faraoniche. Ogni corte europea aspirava infatti a possedere una propria collezione egizia e Livorno fu scelta come principale approdo per questo particolare commercio. Navi cariche di cereali e prodotti esotici partivano da Alessandria d’Egitto e arrivavano nel porto labronico portando anche statue, sarcofagi, mummie e papiri. Ben presto, i lazzaretti e i magazzini livornesi si riempirono di quei reperti che oggi ammiriamo nei musei di Torino, Firenze, Bologna, Londra, Parigi, Berlino, Vienna, Leida.

Nacque perfino un vero e proprio turismo specializzato con antiquari, collezionisti e studiosi che si recarono nella città toscana per vedere di persona questa preziosa mercanzia”, come spiega Mattia Mancini del gruppo di ricerca di Miniaci che ha condotto studi nell’Archivio di Stato di Livorno.

E tanto movimento non lasciò indifferenti il Granduca di Toscana Leopoldo II e il re Carlo X di Francia. I due decisero infatti di finanziare la spedizione franco-toscana in Egitto di Rosellini e Champollion del 1828-1829, di fatto la prima missione egittologica vera e propria mai realizzata.

Rosellini e Champollion portarono con loro disegnatori con il compito di documentare alla perfezione il materiale preso dalle pareti di templi e tombe. La parte toscana della spedizione arrivò nel porto di Livorno tra novembre e dicembre del 1829 con circa 2.000 reperti per il Museo Archeologico di Firenze e uno straordinario patrimonio di documenti, oggi conservato presso la Biblioteca Universitaria di Pisa: oltre 20.000 carte, tra quaderni di appunti, note manoscritte, lettere, testi e oltre mille disegni, un assaggio dei quali è ora in mostra a Pisa per questo bicentenario.

(Fonte: UniPi)

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