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Sabato, 10 Ott 2026

L'interruzione dell'erogazione idrica potabile che abbiamo avuto per quattro giorni in Valpescara invita a riflessioni inevitabili. Ci ha evidenziato la preziosità delle acque oligominerali naturali che abbiamo nelle nostre case, a cui si era "abituati" come cosa normale. Ci ha costretto a risparmiare l'acqua che abbiamo acquistato in bottiglia e ad adottare azioni virtuose che non vanno dimenticate e abbandonate e, per quanto possibile, bisogna continuare a migliorare il nostro atteggiamento verso questa risorsa.

Dobbiamo salutare le opere di risanamento delle reti che sono indispensabili, doverose, fondamentali per ridurre le perdite idriche nel sottosuolo che hanno raggiunto il tetto del 58% e chiedere che si continui per questa strada dal momento che questi sono lavori importanti ma solo iniziali.

Immagino lavori simili che alla fine in futuro possano chiamarci a una festa popolare per aver potuto ridare acqua alla cascata della Vitella d'Oro, già meraviglia paesaggistica del fiume Tavo a Farindola, e meta di visite fino a quando non è scomparsa per i prelievi acquedottistici a monte.

Ma la fortuna idrica che abbiamo si capisce meglio se guardiamo cosa avviene nel mondo. Lo riporto in sintesi da fonti ufficiali.

L’ultima e più autorevole posizione sul tema della disponibilità idrica è dell’Agenzia delle Nazione Unite che ha pubblicato nel 2026 un rapporto drammatico fin dal titolo “Bancarotta idrica globale” .

Invito subito a porre attenzione al termine “globale” utilizzato, perché chiama in causa tutti. Riferisce che nel mondo circa il 70% delle falde acquifere è in declino e oltre metà dei grandi laghi sta perdendo acqua. Il 75% della popolazione mondiale vive in aree con insicurezza idrica, con 2,2 miliardi di persone che non ha accesso ad acqua potabile sicura, 3,5 miliardi sono senza servizi igienici adeguati e circa 4 miliardi soffrono scarsità d’acqua almeno un mese l’anno.

La drammatica situazione è prodotta dagli effetti combinati e sinergici dell’inquinamento delle acque, del cambiamento climatico (siccità, scioglimento dei ghiacciai) e dalla cattiva gestione delle risorse che si produce con un tasso di prelievo continuo ed eccessivo di acqua superficiale e sotterranea, che supera i tempi e le possibilità di rigenerazione della risorsa da parte della Natura e quindi i limiti della sostenibilità.

L’ONU ha stimato che in molti bacini il “ritorno alla normalità” non è più possibile e altri si avviano a subire le stesse condizioni perché falde, fiumi, laghi, zone umide, ghiacciai non riescono a tornare allo stato originario e si avviano ad essere una perdita irreversibile.

L’Agenzia ha pertanto ammonito che termini come “stress idrico” o “crisi idrica” utilizzati fino al recente passato, non sono più adeguati e, siccome il “ritorno alla normalità” non è più possibile, in molti bacini si tratta di passare dalla gestione delle crisi locali alla gestione della bancarotta globale e individua a riguardo diverse strategie. Aggiungo: questo provoca, assieme alle guerre, migrazioni di famiglie annegate a centinaia nel Mediterraneo anche solo un mese fa e, correggendo globalmente e in maniera sostenibile le cose di casa nostra, aiutiamo anche chi soffre altrove, a casa loro.

Giovanni Damiani
Già Direttore di Anpa e già Direttore tecnico di Arta Abruzzo
facebook.com/giovanni.damiani.980
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