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Martedì, 18 Ago 2026

Fra le millemila cose che il presidente Usa ha detto al mondo, quella che i dazi avrebbero attratto fiumi di investimenti esteri negli Stati Uniti è stata oggetto di una interessante osservazione da parte della Bce della quale vale la pena riportare subito la conclusione: “Gli IDE (investimenti diretti esteri, ndr) in entrata nel settore manifatturiero degli Stati Uniti mostrano scarsa evidenza di un’impennata indotta dai dazi, e i recenti aumenti coincidono con una robusta dinamica degli investimenti connessi all’IA”.

Parole che il grafico che apre questo articolo di consente in qualche modo di misurare. L’anno scorso il grosso degli IDE entrati negli Usa sono arrivati da Taiwan, noto produttore di microchip per l’IA, che ha deciso di spostare una parte della produzione negli Usa, anche a seguito delle minaccia di dazio. Ma molti paesi, tradizionalmente grandi investitori negli Usa, come Canada e Ue, hanno raffreddato i propri entusiasmi, dopo le impegnative dichiarazioni rilasciate all’indomani del diktat americano.

Per dirla con le parole della Bce, “non vi sono sufficienti elementi a sostegno dell’ipotesi di una forte espansione degli investimenti trainata dai dazi”.

Questo dovrebbe farci riflettere molto. Viviamo di spauracchi, che generano picchi di volatilità, ma poi quando la polvere si abbassa facciamo cose diverse da quelle che diciamo durante la concitazione. Può sembrare una cosa naturale e forse lo è. Ma si paga un prezzo altissimo, in termini di credibilità. Ossia di fiducia, che poi è il carburante che sostiene il nostro benessere.

I dati raccolti dalla Bce mostrano che il picco degli investimenti verso gli Usa si è raggiunto a marzo del 2025, quando tutto il mondo era in fibrillazione per gli imminenti annunci di dazi dagli Stati Uniti. Ma nell’opinione degli analisti della Banca a spingere era assai più il motivo dell’IA che il timore delle tariffe. Gli investitori esteri, insomma, sono assai più interessati a investire negli Usa quando hanno prospettive di guadagno, piuttosto che per timore di ritorsioni commerciali.

Un’evidenza da non sottovalutare. Quando l’America fa l’America, ossia propone opportunità di guadagno, il mondo accorre molto più di quando l’America si comporta come un satrapo che esige tributi. Magari un giorno il presidente lo capirà. Ma non c’è da sperarci troppo. Anche perché l’indomani cambierebbe idea.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
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