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Martedì, 25 Ago 2026

Redazione

A piazzale Aldo Moro, quartier generale del più grosso ente di ricerca del Paese, sta andando in scena l’ennesima rappresentazione di mala burocrazia, che sta mettendo a dura prova la pazienza di centinaia di ricercatori precari.

C’è stata una legge (n. 129 del 2 agosto 2008), meglio nota come legge Mussi (una delle poche cose buone del ministro dell’Università e della Ricerca del 2° Governo Prodi), che finanziava assunzioni straordinarie di ricercatori negli enti di ricerca.

Al Cnr toccarono 495 posti, che l’ente guidato da Luciano Maiani mise a bando solo alla fine del 2009, atteso che gli avvisi apparvero nella G.U. del 29 dicembre.

Per la composizione delle commissioni esaminatrici, si è atteso quasi un altro anno, dal momento che i relativi provvedimenti hanno visto al luce il 5 novembre scorso.

Ci sono voluti altri quaranta giorni, invece, per conoscere i segretari delle predette commissioni, nominati con disposizione del 15 dicembre.

Definire al rallentatore l’operato del Cnr è un mero eufemismo, che rischia però di compromettere le legittime aspettative di centinaia di ricercatori precari che, dopo anni di contratti flessibili, intravedono la possibilità di raggiungere, con concorso pubblico, un traguardo.

Le voci di possibili blocchi da parte del governo alle assunzioni nel pubblico impiego, da attuarsi nei primi mesi del 2011, ha provocato la reazione dei candidati, che hanno contestato le croniche lungaggini del Cnr, arrivando a minacciare una class action nei confronti dell’ente.

Eppure, per l'occasione il Cnr aveva decentrato le operazioni concorsuali su base interregionale, coinvolgendo gli Istituti.

Per quale motivo? Per espletare le procedure con maggiore celerità. Ecco, appunto!

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