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Mercoledì, 11 Feb 2026

di Biancamaria Gentili

L’emergenza precariato rischia seriamente di svuotare le esangui casse dello Stato. Si stanno moltiplicando senza sosta le sentenze di condanna a carico del Miur per l’illegittimo utilizzo nella Scuola dei contratti a tempo determinato degli insegnanti.

Se, nonostante la direttiva Ue 1999/70, le possibilità che i Tribunali convertano con sentenza i rapporti a termine in contratti a tempo indeterminato appare difficile, stante la dichiarata “superiorità” rispetto alla normativa europea dell’articolo 97 della Costituzione (che per l’accesso ai pubblici impieghi richiede il pubblico concorso), più semplice si sta dimostrando la strada dei risarcimenti per la mancata stabilizzazione.

Tra le numerose pronunce che hanno visto soccombente il Miur, l’ultima è quella della sezione Lavoro del Tribunale di Genova, che ha riconosciuto un risarcimento del danno di circa 30 mila euro a ricorrente, pari a 15 mensilità, oltre accessori.

Ma le cause in corso, solo nel comparto Scuola, sono decine di migliaia e secondo calcoli per difetto, alla fine della partita, l’erario dovrebbe farsi carico di una spesa tra i 4 e i 5 miliardi di euro. Se si aggiungono i precari degli altri comparti, Ricerca in testa, i miliardi crescono.Un vero default per la dissestate finanze dello Stato.

La toppa del governo per arginare il crescente disastro, attraverso l’approvazione in fretta e furia di una norma anti risarcimenti, potrebbe appalesarsi peggiore del buco, atteso che sicuramente risulterebbe in violazione di norme europee cogenti.

La strada maestra sembra essere, ancora una volta, quella di un serio e articolato piano generale e intercompartimentale di progressiva stabilizzazione, che il governo Prodi, dopo averlo avviato, interruppe inopinatamente. Solo così sarà possibile chiudere la fase dell’emergenza occupazionale, per passare a quella del reclutamento ordinario.

Il tutto finalizzato al potenziamento di tutti i settori della pubblica amministrazione, che come noto sono al servizio della comunità, e che  in tanti vorrebbero smantellare con un processo di privatizzazione strisciante.

L’azione del sindacalismo di base, e nel comparto della ricerca di Usi/RdB, è da sempre rivolta alla tutela degli interessi dei lavoratori e della comunità, e non può accettare scorciatoie o mediazioni volte a negare o limitare i diritti costituzionali degli uni e degli altri.

Ogni forma di speculazione sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini non dovrebbe mai trovare sostegno. Da parte di nessuno.

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