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Lunedì, 26 Ott 2026

di Biancamaria Gentili

Il 6 maggio scorso, le Sezioni Unite in sede di controllo della Corte dei conti, hanno presentato la Relazione 2011 sul costo del lavoro pubblico, prevista dall’articolo 60 del d.lgs. 165/2001. Si tratta di un corposo documento di 157 pagine.

Secondo i dati contenuti nel  documenti, mutuati dal Conto annuale redatto dalla Ragioneria generale dello Stato (citati nella Relazione) e riferiti al 31 dicembre 2009, i dipendenti di tutte le pubbliche amministrazioni ammontano a poco più di 3,5 milioni, con una flessione del 2% rispetto al precedente esercizio, dovuta principalmente alla diminuzione del numero degli addetti al comparto scuola (-5%).

L’andamento della consistenza del personale a partire dal 2001 evidenzia una complessiva diminuzione del 5,4%.

Mentre il numero complessivo dei dirigenti resta sostanzialmente invariato nel triennio 2007-2009, quello del personale non dirigente risente maggiormente degli effetti delle misure di contenimento e mostra andamenti non omogenei.

Il confronto con il 2001 evidenzia una flessione significativa del personale appartenente ai comparti ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici, principali destinatari delle misure di riduzione.

L’analisi delle diverse tipologie di rapporto di lavoro evidenzia, nel confronto con il 2001, una riduzione del 3,2% del personale a tempo indeterminato e una forte crescita del personale a tempo determinato che, raggiungendo le 114.955 unità, registra un aumento del 33,5%.

Quanto ai costi, dalla Relazione si apprende che nel 2009 vi è stata una modesta crescita del “costo del personale”, pari allo 0,7% rispetto al 2008. Nell’ambito degli altri costi, si segnalano, nel triennio: la scarsa significatività e l’andamento decrescente delle risorse destinate alla formazione del personale (appena 247 milioni nel 2009), che viceversa dovrebbero contribuire alla necessaria riqualificazione del personale in funzione di una maggiore efficienza ed efficacia dei servizi forniti dalle pubbliche amministrazioni.

Infine, e sempre in tema di costi, grazie alla valutazione della performance, i dirigenti pubblici, nel triennio 2007-2009, hanno conseguito stratosferici incrementi percentuali delle rispettive retribuzioni di risultato.Si va da un +52% per i dirigenti dell’area VI (agenzie fiscali e enti pubblici non economici), a un +32% per i dirigenti della Presidenza del Consiglio e a un +31% per quelli dell’area I (comparto ministeri).

I dirigenti dell’area VII (enti di ricerca), poverini, si sono dovuti accontentare di un modesto +19%.

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