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Sabato, 31 Ott 2026

di Adriana Spera

La manovra appena varata è iniqua, recessiva e antidemocratica perché con la privatizzazione di molti servizi pubblici capovolge gli esiti dei recenti referendum.

Essa è conseguente ad attacchi speculativi, che mostrano più di un'ombra e sui quali sarebbe bene indagare a fondo.

Attacchi però che dimostrano pure l'inadeguatezza dei governi europei che, dall'esplosione della crisi, hanno speso circa 3.000 mld per salvare le banche, senza varare provvedimenti atti a riformare il mercato e ad impedire il ripetersi di fenomeni speculativi.Così la speculazione è passata dall'attacco ai titoli privati a quello sui titoli del debito pubblico europeo.

Un meccanismo che vede coinvolte anche le agenzie di rating, le stesse che all'inizio della crisi negli Usa decretarono prima l'ascesa e poi il tracollo di ben 47 titoli portando al fallimento imprese e famiglie, che su quei titoli avevano investito. Grazie allo strumento delle "vendite allo scoperto", gli speculatori scommettono sul valore di titoli che neppure posseggono e che comprano solo quando i relativi tassi di interesse crescono.

Un meccanismo che fa lievitare il costo del debito pubblico degli Stati. La decisione europea di ricondurre i bilanci dei propri Stati al pareggio entro il 2014 non fa che incentivare la speculazione. I tagli alla spesa sociale e ai salari, riducendo la domanda di beni e servizi, alimentano la recessione.

Tremonti e gli altri ministri economici prima di sottoscrivere l'impegno di rientro dal debito avrebbero dovuto fare un altro passo verso l'unificazione economica, esigendo l'impegno della Bce ad intervenire, acquistando i titoli del debito pubblico quando essi sono sotto attacco speculativo.

Con la manovra testé varata si poteva far ripartire l'economia, tornando ad un sistema fiscale realmente progressivo, come previsto dall'articolo 53 della  Costituzione, tanto più che in Italia l'1% possiede quanto il 60% della popolazione meno abbiente.

Si doveva, altresì, varare una tassa sui grandi patrimoni; tassare adeguatamente le rendite finanziarie; combattere realmente l'evasione fiscale; cancellare tutti quegli strumenti finanziari, come le "vendite allo scoperto" (i tedeschi l'hanno fatto), di cui si servono gli speculatori per fare i loro attacchi; adottare norme per impedire alle banche di tenere "fuori bilancio" i derivati; cancellare le "grandi opere", devastanti dal punto di vista ambientale e economico; tagliare le spese militari; obbligare le grandi imprese che delocalizzano a restituire i contributi pubblici ricevuti.

Investire, infine, parte delle consistenti risorse recuperate in welfare, scuola e ricerca.

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