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Lunedì, 02 Nov 2026

di Rocco Tritto

I supertecnici del governo in carica, guidati da Mario Monti, hanno dato l’ultima dimostrazione della loro indiscussa abilità nel risolvere la crisi del paese.

Chi si aspettava misure mirabolanti e miracolistiche si è trovato di fronte un provvedimento con il quale i dipendenti pubblici, che al pari di quelli privati sono gli unici  in Italia a pagare con certezza assoluta le imposte, sono stati condannati al blocco delle retribuzioni, già in atto dal 2010, fino a tutto il 2014, senza alcuna possibilità di recupero futuro. Una patrimoniale vera e propria. L’unica in Italia.

Ma non basta. Doccia fredda anche per quanti confidavano almeno nella indennità di vacanza contrattuale, che – come più volte ricordato dal Foglietto – sarebbe dovuta scattare dalla fine di questo mese. Invece, niente. I dipendenti pubblici dovranno accontentarsi di continuare a percepire quella erogata in sostituzione del contratto 2010-2012, cancellato da Berlusconi & co. con il decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.

L’ennesimo duro colpo per i lavoratori del pubblico impiego è contenuto in uno schema di regolamento, predisposto a bassa voce e con il favore delle tenebre dal ministero dell’economia e da quello della funzione pubblica,approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri il 21 marzo e trasmesso per il parere obbligatorio ma non vincolante al Consiglio di Stato che, nella seduta dell’11 aprile scorso, con atto n. 01832 ha dato il suo consenso, salvo alcuni rilievi del tutto formali.

Il provvedimento, che si compone di un solo articolo e di numerosi commi,  in dettaglio  prevede il blocco dei trattamenti economici individuali (art. 9, comma 1); la riduzione delle indennità corrisposte ai responsabili degli uffici di diretta collaborazione dei Ministri e l'individuazione del limite massimo per i trattamenti economici complessivi spettanti ai titolari di incarichi dirigenziali (art. 9, comma 2. D. L.98/2010); il limite massimo e la riduzione dell’ammontare delle risorse destinate al trattamento accessorio del personale (art. 9, comma 2-bis); i blocchi economici riguardanti: meccanismi di adeguamento retributivo, classi e scatti di stipendio, progressioni di carriera comunque denominate del personale contrattualizzato e di quello in regime di diritto pubblico (art. 9, comma 21).

Il provvedimento tiene conto altresì, in punto di esclusione dalla proroga, degli effetti della declaratoria di illegittimità costituzionale di cui alla sentenza 11 ottobre 2012, n. 223.

Il comma 1, lettera c) reca una misura che sterilizza, ai fini contrattuali, gli anni 2013 e 2014 ed annulla gli incrementi contrattuali eventualmente previsti a decorrere dall’anno 2011 per tutte le Amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 e successive modificazioni; il comma 1, lettera d), nel far salva l’erogazione dell’indennità di vacanza contrattuale negli importi in atto corrisposti ai sensi dell’articolo 9, comma 17, del predetto D.L. n. 78 del 2010, dispone, per gli anni 2013 e 2014, il blocco degli incrementi di tale indennità, in deroga alle previsioni di cui all’articolo 47-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

C’è chi è pronto a giurare che nell’agenda del governissimo, che ad horas farà la sua comparsa, i pubblici dipendenti saranno ancora una volta al primo posto nella categoria dei cittadini-lavoratori da colpire. E dire che in tempi di recessione con attività economiche di ogni genere che chiudono, i pubblici dipendenti sono l’unico “motorino” ancora acceso di un’economia al coma dopo le svariate terapie letali che ha subito, dalla Tremonti alla Monti, sotto la supervisione della Bce e della Merkel.

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