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Martedì, 10 Feb 2026

La bozza di legge di stabilità per il 2017 si appresta a contenere numerosi provvedimenti, che la compagine governativa spera possano tradursi in un massiccio consenso, soprattutto in vista dell’imminente referendum costituzionale.

Tra questi, quello sul quale il premier Renzi sembra fare maggiore affidamento, e che, a suo dire, dovrebbe mitigare i nefasti effetti della legge Fornero, è stato presentato con l’acronimo di Ape, che sta per “Anticipo pensionistico”.

In pratica, ai lavoratori che abbiano compiuto 63 anni di età anagrafica verrebbe offerta, dal 2017, la possibilità di andare anticipatamente in quiescenza, senza attendere i 66 anni e 7 mesi, siccome previsto dalla riforma varata dal governo Monti.

Quello che apparentemente potrebbe sembrare un bonus, in realtà prevede il pagamento di un conto non salato, non irrisorio (come ha detto Renzi non più di due giorni fa) ma salatissimo, al punto da rendersi necessaria l’accensione di un mutuo ventennale con un istituto bancario.

Infatti, se è vero che dal compimento dei 63 anni di età e fino a quello dei 66 anni e 7 mesi l’ex lavoratore percepirebbe l’intero assegno pensionistico, è altrettanto vero che, quanto incassato nel detto periodo, dovrà essere restituito in 240 rate mensili, con aggravio di interessi e pagamento del premio annuo per una polizza assicurativa, a garanzia del prestito in caso di premorienza del pensionato.

Al fine di rendere ancor più comprensibile il meccanismo, riteniamo che possa essere utile trattare il caso concreto di un lavoratore che nel 2017 spegnerà 63 candeline e che – se non fosse intervenuta la riforma Fornero – avrebbe percepito un assegno mensile di 2000 euro.

Per effetto dell’Ape, lo stesso lavoratore potrà, se lo vorrà, comunque lasciare il lavoro e percepire per 43 mesi (fino a 66 anni e 7 mesi di età) i 2000 euro mensili, ma a partire dal 44° mese di quiescenza tale importo subirebbe una ritenuta mensile di 358 euro, oltre interessi e premio assicurativo, per la durata dei 20 anni necessari per restituire gli 86000 mila euro - oggetto dell’Anticipo pensionistico - percepiti complessivamente per 3 anni e 7 mesi.

Se un tale provvedimento possa riscuotere successo, agevolare l’auspicato ricambio generazionale nel mondo del lavoro e ridurre drasticamente la disoccupazione giovanile che, ormai, è prossima al 40%, lo lasciamo giudicare ai nostri lettori.

Da parte nostra, possiamo aggiungere che il prezzo da pagare per chi volesse farsi pungere dall’Ape renziana è, euro più euro meno, pari all’indennità di buonuscita.

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