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Giovedì, 15 Ott 2026

C’è tutta la carica rivoluzionaria dell’Espressionismo, nella mostra in scena a Palazzo Zabarella a Padova, dal 24 ottobre 2026 al 4 marzo 2027. Lo storico palazzo padovano aprirà le proprie porte ad una grande mostra monografica dedicata all’opera e alla vita del pittore tedesco Max Pechstein (1881–1955).

Membro del gruppo Die Brücke (Il Ponte), Pechstein con i suoi dipinti vivaci e le potenti opere grafiche ha avuto un impatto fondamentale sullo sviluppo del linguaggio visivo del movimento espressionista, diventandone una figura centrale.

La mostra copre oltre cinque decenni dell’attività di Pechstein, e offre un’opportunità rara di confrontarsi con l’ampiezza della sua visione artistica: in mostra oltre 120 opere tra dipinti, disegni, acquerelli, fotografie, schizzi e oggetti personali, ne raccontano la vita e il processo creativo.

Nato a Zwickau, nella Germania orientale, Max Pechstein dopo essersi trasferito a Dresda per studio, si unisce al Die Brücke (Il Ponte), prendendo le distanze dalla tradizione accademica. Viaggia molto nella sua vita, visita l’Italia, poi Parigi, allora capitale indiscussa dell’arte e della modernità, dove incontra le opere dei grandi protagonisti del periodo, Paul Cézanne, Henri Matisse e Paul Gauguin, che lasciarono in lui un’impronta duratura.

Attratto dal fermento delle grandi città, nel 1908 Pechstein si trasferisce a Berlino dove si afferma fin da subito come uno degli interpreti più richiesti dell’Espressionismo. Ritorna a viaggiare visitando ancora l’Italia, ma soprattutto i luoghi idilliaci del Mar Baltico e i Mari del Sud, mete da sogno che rimarranno impresse per sempre nella sua anima e troveranno espressione nelle sue straordinarie creazioni, diventando la sua principale fonte d’ispirazione.

I suoi numerosi viaggi vengono interrotti dai due conflitti mondiali e, nel periodo nazista, viene sottoposto a serie restrizioni come esponente di “arte degenerata”, perdendo anche la cattedra di pittura presso l’Accademia delle Arti di Berlino (ottenuta nel 1923). Nel secondo dopoguerra Pechstein viene reintegrato nel suo ruolo e si impegna per la ricostruzione culturale del Paese, riottenendo il giusto riconoscimento.

La visione artistica di Pechstein rivela la sua continua ricerca di un rapporto armonioso tra l'essere umano e la natura incontaminata, quasi un contrappunto alle turbolenze sociali e alle crisi umanitarie della sua epoca. L’impulso a fuggire dalla città per avvicinarsi alla natura attraversa l’intera vita del nostro artista e si riflette in tutte le sue opere; fino alla morte, avvenuta nel 1955, si dedica infatti ai temi amati come la natura e al rapporto dell’uomo con essa.

Alla luce delle sfide contemporanee come il cambiamento climatico e le trasformazioni tecnologiche, la visione di Pechstein sull’armonia e il legame con la natura risuona con rinnovata rilevanza.

“Vorrei esprimere la mia nostalgia per le esperienze felici. Non voglio che rimpiangiamo per sempre. L’arte è stata e rimane quella parte della mia vita che mi porta felicità”.

Info biglietti, tariffe e prenotazioni

(Fonte: Fondazione Bano/Palazzo Zabarella)

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