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Domenica, 23 Ago 2026

Per il momento, quello proposto da Agnese Gallicchio, Nunzia Catalfo e Fabrizio Trentacoste (M5S)  è solo uno degli oltre 6 mila emendamenti presentati alla Legge di Bilancio. Ma se alla fine fosse approvato, rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione per il lavoro femminile, una misura in grado di ridurre il gap di genere rappresentato da una differenza di circa 20 punti percentuali nel tasso di occupazione, uno dei valori più alti in Europa.

La proposta consiste nel riconoscere alle donne che guadagnano fino a 40 mila euro, una deduzione dal reddito imponibile fino a 3 mila euro l’anno per pagare colf, badanti e baby sitter.

Molte donne, infatti, dovendosi sobbarcare il peso della gestione della casa, della cura dei figli o dei genitori anziani in misura nettamente maggiore dei loro partner maschili, rinunciano a lavorare oppure scelgono il part time (laddove consentito) o, ancora, sono impossibilitate a trattenersi di più in ufficio e a competere con gli uomini per gli avanzamenti di carriera. Avendo invece la possibilità economica di affidare ad altri i lavori domestici e di cura, potranno più facilmente intraprendere o mantenere un percorso lavorativo.

Ma ci sono almeno un altro paio di aspetti interessanti nell’incentivo proposto.

Se il lavoro domestico o di cura delle persone è svolto da un componente della famiglia (lavoro informale), questa attività non viene conteggiata ai fini del Pil, poiché non dà origine ad alcuna transazione monetaria. Viceversa, se una donna assume un’altra persona per farle svolgere a pagamento i lavori che altrimenti farebbe lei, crea nuova occupazione, maggiore reddito e quindi Pil aggiuntivo.

Non si può poi trascurare che in Italia il lavoro domestico retribuito è per oltre il 50% effettuato in nero, ma se tale costo fosse portato in deduzione dal proprio reddito, la datrice di lavoro avrebbe tutto l’interesse a regolarizzarlo, pagando anche i contributi previdenziali e per gli infortuni, cosicchè la deduzione concessa si ripagherebbe in parte da sola.

Se da un lato è giusto auspicare e sostenere misure che favoriscano una equa ripartizione dei carichi familiari tra uomo e donna, dall’altro non si può disconoscere che il riequilibrio è un processo lento e pieno di ostacoli, dovendosi scontrare con mentalità e abitudini radicate nei secoli.

Ben venga, quindi, nel frattempo, un aiuto economico concreto in favore delle donne, che consenta loro di compensare lo svantaggio nelle opportunità di lavoro e di sviluppo professionale.

Franco Mostacci
ricercatore statistico, analista economico, giornalista pubblicista
www.francomostacci.it
twitter: @frankoball
redazione@ilfoglietto.t

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