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Domenica, 26 Lug 2026

L’ultimo bollettino economico di Bankitalia ci ricorda molto opportunamente che l’economia tedesca, che si basa sulla manifattura e le esportazioni, è legata a doppio filo con quella dell’intera eurozona. L’una e l’altra camminano a braccetto.

Se la Germania piange, insomma, il resto dell’area non ride di sicuro. E questo noi italiani dovremmo sempre ricordarlo. I dati suggeriscono che una buona parte della crisi della manifattura europea si è associata alla crisi energetica, iniziata già dall’autunno del 2021 e poi aggravata con la guerra in Ucraina. Sul finire del 2024, la produzione manifatturiera europea è scesa addirittura al di sotto dei livelli prepandemici. E poiché l’industria tedesca pesa circa un terzo su questo settore, “e per quasi la metà sul comporto dei beni di investimento”, nota Bankitalia, si capisce perché l’economia tedesca sia stata così duramente colpita dagli effetti avversi della crisi.

Peraltro, la Germania ha pagato più di altri il rialzo del costo dei beni energetici, visto che in questo paese l’intensità energetica, ossia il rapporto fra consumo di gas naturale e valore aggiunto, è più elevata rispetto a Italia e Francia. La chimica tedesca, in particolare, dipende molto dal gas. Quindi la crisi energetica ha indebolito un settore fortemente interconnesso con le altre industrie ad alta intensità energetica aggravando gli effetti della crisi.

A questo problema endogeno si è sommato quello esogeno, determinato dall’evoluzione degli scambi commerciali, che hanno premiato i produttori cinesi a discapito di quelli tedeschi, che hanno “pagato” la maggiore apertura di mercato, che implica anche una maggior dipendenza dal commercio estero. A tal proposito, è sufficiente ricordare che nei primi tre trimestri del 2024, come ricorda Bankitalia, l’export ha rappresentato il 32% del pil della Germania, che si confronta con il 25% italiano e il 21% francese. E, tuttavia, il contributo dell’export netto al pil, sempre in Germania, ha finito col diventare negativo, a differenza di quanto accaduto in Italia e Francia.

Dulcis in fundo, l’industria tedesca ha patito più delle altre della crisi del settore automobilistico. Ciò anche in ragione della forza che questo settore ha nell’economia tedesca: basti pensare che rappresenta il 16% della produzione manifatturiera, quasi il doppio del complesso dell’area euro, dove si colloca intorno al 9%.

La crisi tedesca, mostrano le analisi di Bankitalia, ha effetti di contagio notevoli nel resto dell’area. “In Italia – scrive la Banca – gli shock originati nell’industria tedesca spiegherebbero quasi un terzo delle fluttuazioni non sistematiche della produzione su un orizzonte di sei mesi. Diversamente, gli shock che avvengono in altri paesi si trasmettono più debolmente in Germania”. E questa è una interessante asimmetria che dice molto dell’Europa.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
coautore del libro “Il ritmo della libertà”
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