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Giovedì, 27 Ago 2026

sede istat 400X400A una settimana dalla presentazione della Nota di aggiornamento al Def, l’Istat rimescola le carte dei conti economici nazionali.

Se fino a ieri eravamo convinti che nel 2014 fossimo ancora in recessione (-0,3%), ora sappiamo che, in realtà, nel primo anno dell’era Renzi, il Pil è più alto di 8,5 miliardi di euro in termini nominali, grazie soprattutto alla variazione delle scorte di magazzino.

La rivalutazione ha comportato una crescita reale dello 0,1%, che resta comunque ben lontana dall’1% dell’Eurozona.

Anche per il 2015, il Pil ai prezzi di mercato è più alto di 6 miliardi di euro rispetto alla stima precedente, con una variazione che si riduce leggermente da +0,8% precedentemente comunicato, a +0,7%.

Ma ciò che è più interessante è la modifica nella composizione della crescita dello scorso anno, che ora appare trainata dalla domanda interna (+1% nel 2015, di cui 0,8% di consumi e 0,2% di investimenti) e frenata da quella estera (-0,4%), mentre prima era in gran parte spiegata dall’aumento delle scorte di magazzino. Un miglioramento qualitativo non di poco conto.

Lo scenario è, pertanto, profondamente mutato e le diverse considerazioni sullo stato di salute dell’economia italiana, fatte fino a ieri sulla base dei dati pubblicati lo scorso marzo dall’Istat, alla luce dei nuovi numeri possono essere tranquillamente cestinate.

A beneficiare della revisione è anche il rapporto debito pubblico/Pil, che si riduce in un sol colpo di mezzo punto percentuale, da 132,7% a 132,2%, facendo tirare al Governo un piccolo sospiro di sollievo, in vista delle battaglie sulla flessibilità nei conti pubblici da combattere in Europa.

Anche questi numeri non sono, però, definitivi e la situazione potrebbe, quindi, evolvere nuovamente a marzo 2017, quando sarà reso noto dall’Istat il primo consuntivo per il 2016.

Secondo alcuni commentatori, le correzioni apportate al 2014 e 2015 non dovrebbero influire sull’andamento dell’anno in corso, che potrebbe chiudersi con una crescita moderata.

Resta il fatto che, dati i livelli del Pil dei primi due trimestri resi noti dall’Istat il 2 settembre scorso, la variazione acquisita per il 2016 – per effetto della rivalutazione effettuata sul 2015 – è passata da +0,7% a +0,2%.

A questo punto, però, non è semplice capire a cosa si andrà incontro da qui alla fine dell’anno, se non attendendo i prossimi sviluppi.

(Pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 24 settembre 2016)

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