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Il debito pubblico italiano è aumentato in un anno di quasi 20 miliardi di euro, raggiungendo alla fine di settembre la cifra complessiva di 2.212,6 miliardi.

In rapporto al Pil cresce incessantemente dal 2007 e nel 2015 è arrivato al 132,3%. Ancora una volta, e chissà se sarà quella buona, è stato rinviato di un anno l’inizio del processo di discesa.

La Commissione europea non perde occasione per chiedere che sia rispettata la regola del debito, vale a dire il rientro, ad un ritmo concordato, verso un limite fisiologico del 60% di Pil.

Anche secondo la Banca d’Italia, l’elevato ammontare del debito pubblico può rappresentare un elemento di fragilità finanziaria.

In uno scenario tutt’altro che confortante, sembrava impossibile che il debito pubblico potesse rappresentare uno strumento della propaganda renziana. Eppure è accaduto. Nella prima delle slide celebrative dei 1.000 giorni di governo – il premier ha evidenziato una riduzione del debito pubblico di 43 miliardi, di euro tra agosto e settembre di quest’anno.

Tutto vero per carità, ma sarebbe stato anche doveroso precisare che il risultato è stato raggiunto prelevando 62 miliardi dal conto di Tesoreria, il cui attivo si è ridotto da 101 miliardi di luglio a 39,3 a fine settembre.

In pratica, per far fronte a un fabbisogno nel bimestre di circa 20 miliardi di maggiori spese rispetto alle entrate, anziché ricorrere all’emissione di Titoli di Stato, si è preferito dare fondo alla liquidità accumulata dall’inizio dell’anno.

Insomma, un calo fittizio dello stock di debito - come fittizia era stata l’impennata di inizio 2016 – che il Governo ha usato in maniera strumentale, ma che potrebbe rivelarsi un boomerang.

Negli ultimi tempi, infatti, i tassi di interesse - ai minimi fino alla fine dell’estate - hanno ripreso ad aumentare e il trend sembra essere destinato a proseguire.

In queste condizioni, il ricorso ai mercati per finanziare la spesa pubblica nell’ultimo trimestre del 2016, comporterà un conto più salato rispetto ai mesi scorsi, con ripercussioni sul deficit e sul debito attuali e futuri.

Pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 23 novembre 2016

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