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Venerdì, 03 Apr 2026

Per il settimo anno consecutivo, la retribuzione di docenti e ricercatori universitari (che, come noto, rientrano nella categoria dei dipendenti pubblici non contrattualizzati) resterà quella del 2011, anno in cui con un decreto legge (n. 78/2010), convertito in legge (n. 122/2010), l’allora governo Berlusconi, con Tremonti alla guida del ministero dell’economia, stabilì che fossero bloccati, per il triennio 2011-2013, sia i meccanismi di adeguamento retributivo di cui all’art. 24 della legge 448/1998 che quelli di progressione biennale (ora triennale) per classi e scatti di stipendio, senza possibilità di recuperi successivi.

Il provvedimento venne perpetuato dai governi successivi, da Monti a Letta, per finire a Renzi che, dopo averlo riproposto con la legge di stabilità per il 2015, solo con quella per il 2016, varata a dicembre 2015, pose fine all’iniquo blocco.

Analoga sorte, per completezza di informazione, è toccata anche al personale contrattualizzato della P.A. che, nonostante la incostituzionalità del blocco del rinnovo contrattuale, dichiarata dalla Consulta con sentenza n. 178 del 24 giugno 2015, depositata il 23 luglio 2015, ad oggi attende ancora un nuovo contratto che, difficilmente, vedrà la luce prima del 2018.

Ed è proprio questa la causa del “blocco” delle retribuzioni anche per il 2017 e, probabilmente, anche per il 2018, per docenti e ricercatori universitari.

Infatti, il citato articolo 24 della legge 448/1998, statuisce che “ A decorrere dal 1 gennaio 1998 gli stipendi, l'indennità integrativa speciale e gli assegni fissi e continuativi dei docenti e dei ricercatori universitari … sono adeguati di diritto annualmente in ragione degli incrementi medi, calcolati dall'ISTAT, conseguiti nell'anno precedente dalle categorie di pubblici dipendenti contrattualizzati sulle voci retributive, ivi compresa l'indennità integrativa speciale, utilizzate dal medesimo Istituto per l'elaborazione degli indici delle retribuzioni contrattuali”.

Ebbene, il mancato rinnovo dei contratti del pubblico impiego ha fatto sì che l’incremento medio calcolato dall’ISTAT, utile per l’eventuale adeguamento delle retribuzioni di docenti e ricercatori universitari, anche per il 2016, fosse pari a zero.

Identico risultato è assai probabile che si registri anche nel 2017, e ciò in quanto Aran e sindacati difficilmente riusciranno a sottoscrivere entro il corrente anno accordi per i dipendenti pubblici contrattualizzati. Ad oggi, infatti, i tavoli di contrattazione non sono stati neppure aperti, per cui l’ISTAT neppure per l'anno in corso potrà rilevare incrementi retributivi, con la conseguenza che, anche nel 2018, la retribuzione di docenti e ricercatori universitari non subirà variazioni ascrivibili all’applicazione dell’art. 24 della citata legge 448/1998.

Si dovrà, pertanto, attendere, con ogni probabilità, il 2019 per far sì che la retribuzione stipendiale dei dipendenti pubblici non contrattualizzati possa subire un incremento, seppure di portata assai limitata, considerando che le risorse destinate dal governo al pubblico impiego contrattualizzato, per il triennio 2016-2018, sono assai limitate e per di più, al momento, mancanti di completa copertura finanziaria, che potrà esserci soltanto con la prossima legge di stabilità che, verosimilmente, verrà approvata a dicembre 2017 (vedere articolo a parte).

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