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Venerdì, 07 Ago 2026

Stamattina mi son svegliato e ho trovato la spiegazione: siamo prigionieri (dei) politici. C’è il ministro cattivo, che ogni santissimo giorno ci ubriaca di parole spaventose su qualunque argomento per convincerci a votarlo. E il ministro buono, che ci blandisce recitando le parole che ci rassicurano, prima o dopo.

Il ministro cattivo piace alle masse, che sono evidentemente incattivite. Il ministro buono piace alle élite, che sognano di diventarlo. E così il governo di Pinocchio raggiunge la difficile quadratura di accontentare tutti non spiacendo a nessuno, al netto di minoranze elettoralmente insignificanti e per giunta in via di estinzione. Prigionieri inconsapevoli della politica ai tempi dei social, stiamo già mostrando segni incipienti della sindrome di Stoccolma e fra un po’ adoreremo i nostri carcerieri che ci stressano con le loro promesse e pretendono da noi solo che confessiamo di votarli almeno nei sondaggi. Perché loro sanno quello che desideriamo: la flat tax e il condono, il reddito di cittadinanza, ma anche la pensione, l’abolizione della Fornero, il posto fisso e la casa gratis e nel frattempo terranno lontano gli invasori che partono dalla Libia. Tutto questo “rispettando i vincoli europei”. E lo dicono senza neanche ridere.

Inutile spiare vie di fuga. Fuori dalla cella nella quale ci siamo infilati con le nostre stesse mani, lontano dall’eloquio saggio e furbetto del ministro buono e dalla ruvida parlantina del ministro cattivo, c’è solo lo sproloquio scoraggiante degli oppositori – quei pochi che ancora parlano – che hanno la credibilità dei fantasmi che sono diventati per la semplice ragione che li conoscevamo bene quando erano in vita. Per dire – e pesco a caso fra le risse di giornata – fra il Noto Scrittore e il ministro cattivo è molto difficile capire chi piaccia meno, quando invece dovremmo avere pochi dubbi su chi piaccia di più, se non vivessimo dentro la nostra cella foderata di politica con le luci perennemente accese.

Comprendo che a questo punto dovrei fornirvi una parola di speranza, o almeno strapparvi due risate. E d’altronde il penitenziario Italia – non si spiegherebbe la nostra passione insana per le cronache carcerarie se non ci vivessimo dentro – offre ogni giorno cento ragioni per una risata liberatoria.

Ma fra ex politici di rango, ai quali sequestrano cinque milioni di euro guadagnati non si capisce bene come, e virulente polemiche per nulla autoironiche sulla cannabis light al tempo della dipendenza da videogiochi, la migliore che trovo è lo spettacolo d’arte varia di un sottosegretario alle infrastrutture che non ricorda chi sia il suo ministro, con l’aggravante che quando gli dicono chi è, lui lo rinnega per tre volte senza neanche chiamarsi Pietro.

Il governo che non conosce se stesso è la nostra perfetta rappresentazione. Il ministro buono e quello cattivo quello che ci meritiamo.

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giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer

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