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Martedì, 25 Ago 2026

L’ultimo rapporto Ocse sulle condizioni dei sistemi sanitari della regione, costruito tramite una survey degli utilizzatori dei servizi sanitari ci ricorda una circostanza che parrà ovvia a molti, ma che non viene mai adeguatamente sottolineata, quando si magnifica l’aumento della longevità delle nostre società. Ossia il fatto che a tale aumento si accompagni una diffusa condizione di morbilità, che spesso diventa anche polimorbilità. Viviamo di più, ma non stiamo bene, per dirla in parole povere.

Si dirà che è ovvio. E’ normale che al crescere dell’età aumentino gli acciacchi. E il prezzo della malattia è quello che dobbiamo naturalmente pagare per vivere più a lungo. La qualcosa è sicuramente sensata. E tuttavia non si può far a meno di interrogarsi sullo stile di vita che le nostre società impongono ad ognuno di noi, quando si legge che gran parte di questa morbilità è collegata a problemi di alta pressione del sangue o cardiocircolatori, e che l’impatto della depressione è maggiore di quella del cancro. Specie quando si osservi che l’82% delle persone ultra45enni, quindi non solo anziani ma anche adulti, vivono almeno una malattia cronica e il 52% con due o più.

Se guardiamo i dati dal un punto di vista socioeconomico, si rileva che le persone con minore istruzione e possibilità economiche soffrono di un duplice svantaggio: non solo tendono ad ammalarsi prima, ma si ammalano anche di più, con esiti spesso peggiori rispetto a chi dispone di maggiori risorse. Segno evidente che la salute è un affare complesso, dove sicuramente conta la capacità di poter disporre di buoni medici, ma anche quella di avere buona capacità di lettura della realtà, cosa che di solito una buona istruzione favorisce.
La figura sopra, riferita a diversi paesi, mostra che c’è una differenza che va dal 5 al 10% nella classifica della salute mentale fra chi ha un reddito più elevato rispetto a chi lo ha più basso, che rimane anche in caso di polimorbilità.

A proposito di polimorbilità, Ocse nota che alcune malattie sono statisticamente maggiormente associate. Ad esempio ipertensione e artrite, che si combinano per il 27% della popolazione. Oppure ipertensione problemi cardiovascolari, che riguardano il 20%, o diabete e ipertensione, il 18. Notate che si tratta di disturbi che spesso sono strettamente collegati all’alimentazione o alla mancanza di attività fisica.

Questi pochi elementi, che approfondiremo nei giorni a seguire, ci raccontano molto della qualità nostro vivere, della quale evidentemente non ci curiamo abbastanza. Ci dicono che l’economia influisce molto sul nostro stato di salute, ma che non meno importante è la conoscenza che si ha delle cose, che oggi si può acquisire anche senza essere ricchi.

Ci dicono soprattutto che, malgrado il notevole aumento della nostra ricchezza, siamo ancora molto lontani da un autentico benessere, che dovrebbe farci invecchiare conservando una buona salute. Per adesso invecchiamo e basta.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
coautore del libro “Il ritmo della libertà”
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