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Sabato, 24 Ott 2026

Comunicato Usi/RdB

Come noto, il 19 novembre scorso, Usi/RdB ha sottoscritto l’accordo sul salario accessorio con una specifica riserva: la precisazione dei criteri di riparto delle somme destinate alla erogazione della indennità annuale e di quella mensile.

In pratica, è stato chiesto all’amministrazione di documentare la provenienza del salario accessorio erogato al personale a tempo determinato assunto su specifici progetti (come, ad esempio, i censimenti), che non poteva gravare in alcun modo sul fondo spettante al personale di ruolo.

Di conseguenza, la stessa amministrazione avrebbe dovuto chiarire se, ai fini del’approntamento del piano di riparto delle indennità spettanti ai singoli dipendenti, erano stati o meno conteggiati i lavoratori a tempo determinato.

In caso affermativo, ma del tutto illegittimo, è evidente che le somme erogate ai singoli dipendenti di ruolo sarebbero risultate inferiori – di non poco – a quelle realmente risultanti da un piano di riparto senza la presenza del personale a tempo determinato, per i quali l’onere del salario accessorio grava sui fondi dei progetti.

Ebbene, oggi, a distanza di 18 giorni dalla richiesta avanzata da Usi/RdB, la delegazione Istat (Calzaroni e Giglio) non è stata in grado di fornire alcun chiarimento sul punto, giustificandosi col fatto che la Ragioneria avrebbe troppo da fare (sic!).

Al contempo, forse per ammorbidire la posizione di intransigenza di Usi/RdB sullo specifico punto, la delegazione Istat si è dichiarata disponibile, con un nuovo accordo da sottoscrivere entro il 31 dicembre, a conteggiare entro la fine di dicembre i residui di salario accessorio registrati a novembre e dicembre 2010 (che, di solito, vengono calcolati nella annualità successiva, dopo l’approvazione del consuntivo), da destinarsi alla indennità mensile.

Si tratta asseritamente di circa 90 mila euro (in media, circa 5 euro mensili lordi), residui di straordinario e di indennità di ente annuale.

Inoltre, l’amministrazione si è altresì dichiarata disponibile ad aumentare l’importo del buono pasto di circa il 10%, che corrisponde a 70 centesimi, che, al netto delle imposte, si riducono a meno di 50.

Una miseria, che certamente non fermerà l’azione di Usi/RdB, che – qualora fosse confermato il pasticcio sul personale a tempo determinato - è finalizzata, previa verifica contabile in contraddittorio, al recupero di alcuni milioni di euro, che farebbero lievitare – anche per gli anni passati – in maniera consistente l’indennità di ente annuale e mensile, sia del personale di ruolo che di quello a tempo determinato.

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