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Lunedì, 06 Apr 2026

Venerdì scorso a L’Aquila, al processo d’appello avverso la sentenza di condanna a carico di sette dei partecipanti alla riunione della Commissione grandi rischi del 31 marzo 2009, si è assistito alle arringhe svolte dai difensori di quattro imputati: Franco Barberi, Bernardo De Bernardinis, Mauro Dolce ed Enzo Boschi.

Il primo a prendere la parola è stato l’avv. Francesco Petrelli, difensore di Barberi, che nel corso del suo lungo intervento ha cercato di demolire punto per punto le argomentazioni poste a base della sentenza di primo grado, contestando in particolare, in avvio, la teoria delle “rappresentazioni sociali”, teoria utilizzata in prime cure dal Tribunale per dimostrare che l’esito rassicurante della riunione degli esperti tenutasi il 31 marzo, sei giorni prima del terremoto, indusse gli aquilani a restare in casa dopo le scosse che precedettero quella tragica delle 3.32.

La difesa di Barberi, che ha smentito ogni e qualsiasi messaggio tranquillizzante da parte degli imputati, si è anche soffermata sul contraddittorio comportamento tenuto da altri due partecipanti alla riunione: il sindaco Cialente e l’assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati. Mentre il primo ha più volte dichiarato che dalla riunione uscì molto preoccupato, tant’è che il giorno successivo chiese lo stato di emergenza e ordinò la chiusura delle scuole, la seconda si sarebbe sentita, invece, tranquillizzata dagli esperti.

L’arringa difensiva per De Bernardinis e Dolce, svolta dall’avv. Filippo Dinacci, ha attaccato tutto l’impianto accusatorio, escludendo ogni e qualsiasi responsabilità da parte degli imputati, che avrebbero agito in maniera assolutamente corretta, scevra da qualsiasi responsabilità.

Anche l’avv. Dinacci ha tenuto a sottolineare il comportamento tutt’altro che tranquillizzante tenuto dal sindaco Cialente dopo la riunione della Commissione grandi rischi del 31 marzo 2009.

L’ultimo intervento della giornata è stato quello dell’avv. Marcello Melandri, difensore di Enzo Boschi, ex presidente dell’Ingv, che ha decisamente escluso che il suo assistito abbia mai, in nessuna occasione, pronunciato parole di rassicurazione su quello che sarebbe potuto essere il prosieguo dello sciame sismico.

“Non è la commissione che ha rassicurato, nessuno ha detto state a casa perché c’è uno scarico di energia - ha insistito l’avv. Melandri - sfido chiunque a trovare una parola nei verbali che non sia esattamente il contrario della parola tranquillizzare”.

Anche per il difensore dell’ex presidente dell’Ingv, nella sentenza di primo grado “il giudice ha ignorato completamente la testimonianza del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che non si sentiva affatto rassicurato, eppure era il responsabile locale della Protezione civile”.

Questo particolare, tutt’altro che secondario - per inciso - era stato evidenziato da Enzo Boschi in un suo editoriale apparso sul Foglietto del 10 giugno scorso.

Subito dopo l’arringa dell’avv. Melandri, lo stesso Boschi ha chiesto di rendere dichiarazioni spontanee, per meglio precisare alcune importanti circostanze.

«Una sequenza sismica – ha detto tra l’altro Boschi - non fa arrivare un terremoto più forte. Quello che succede è che una scossa forte fa venire poi una sequenza, come successo qui all' Aquila».
«Con la Protezione civile – ha sottolineato ancora Boschi - affrontammo la possibilità che altre scosse forti facessero crollare la diga di Campotosto».
E ha infine aggiunto: «il mio lavoro del 1995 mette in evidenza che la previsione dei terremoti non si può fare su basi statistiche né deterministiche, sulla base dei precursori e nemmeno analizzando i terremoti precedenti».

L'intervento dell'ex presidente dell'Ingv ha chiuso la quarta udienza del processo, che riprenderà il 31 ottobre. Se il Procuratore generale non chiederà di replicare alle arringhe dei difensori, la Corte si ritirerà subito in camera di consiglio e la sentenza potrebbe arrivare nella tarda serata di venerdì prossimo.

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