Giornale on-line fondato nel 2004

Sabato, 23 Mag 2026

Praz di Raffaele Manica, Italosvevo editore, Trieste-Roma, 2018, pp.87, euro 12,50.

Recensione di Roberto Tomei

Tutto Mario Praz in meno di cento pagine. Questa l’impresa compiuta dall’autore, che si è cimentato con una delle figure più complesse del nostro Novecento, assurdamente perseguitata da una fama saturnina, solo accennata da Manica, talora purtroppo l’unico aspetto con cui Praz è conosciuto. Una fama talmente nota che persino Montanelli volle accennarvi in una delle sue “Stanze”, in occasione di un movimentato viaggio in aereo in compagnia dello stesso Praz, che non esitò a rassicurarlo, garantendogli che la iella non colpisce mai chi ne è portatore.

Da parte sua, Manica ci spiega mirabilmente l’evoluzione del Nostro partendo dai Saggi di Elia di Charles Lamb, scelti, tradotti e annotati nel 1924, a soli ventotto anni, dei quali, quasi a voler parlare di sé – come rileva Manica - Praz sottolinea “la deliberata assenza di enfasi, l’antiretorica, il non lasciarsi trascorrere alla piena orchestra, al modo dei romantici: il voler serbare un tono in sordina, spegnendo con l’humour ogni accensione troppo avventurosa”.

E’ questo l’humus dal quale verrà poi fuori “La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica” (1930), capolavoro “dirompente per tema e metodo”, variamente riveduto e aumentato mentre Praz era in vita, con una prima ristampa postuma nel 1988. Tutto si può dire tranne che il libro sia passato inosservato, essendo stato oggetto, come pochi altri, di consensi sperticati e critiche virulente, ma questo accadeva soprattutto in Italia, mentre all’estero era per lo più rispettato e venerato. Manca, in particolare, ricorda che il libro non sfuggì a Benedetto Croce, che lo recensì in termini non proprio esaltanti, ricevendo poi da Praz una replica adeguata, anche se quest’ultimo probabilmente desiderava rimanere dentro la medesima tradizione culturale. Si trattò, insomma, secondo Manca, di un conflitto tipicamente familiare: “un padre alle prese con un figlio che non solo sembrava fraintendere la lezione impartita, ma la poneva al centro del proprio riflettere, con principi e metodi poco ortodossi”.

L’omaggio di Manica si conclude col Praz romanista, da intendere come cultore di cose romane, dalla storia alla letteratura, dall’urbanistica all’aneddotica. Un rapporto, quello di Praz con la città di Roma, che viene definito anostalgico, senza rimpianto per il passato ma col fastidio per gli sfregi dal presente, perpetrati ai danni del passato. Nell’ambito della romanistica, naturalmente, la prova di Praz è quella densa del più alto tasso di erudizione, che, conformemente al suo metodo, nasce sempre da qualche altra parte rispetto all’oggetto di cui si tratta.

Chi ha letto Manica con attenzione e partecipazione, Praz l’ha visto in tutte le sue dimensioni. Cogliamo in ogni caso l’occasione per far sapere ai più curiosi che dal 1995 è stato aperto al pubblico il Museo Mario Praz (terzo piano di Palazzo Primoli, in via Zanardelli a Roma), dove sono esposti oltre 1200 oggetti di arredo, provenienti da Francia, Italia, Germania e Inghilterra, che costituiscono testimonianza della sua passione per il collezionismo di antiquariato.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Le figure Kolam. Antichissima tecnica rituale tramandata di madre in figlia

I Kolam sono motivi ornamentali della tradizione indiana, disegnati sul terreno dalle donne...
empty alt

Cina col vento in poppa: aumenta l’export verso i paesi Ue. E diminuisce l’import

Il fatto puro e semplice, che il grafico in alto a destra mostra nella sua esemplare chiarezza, è...
empty alt

Il Giardino della Ricerca per Andrea Rocchelli, a 12 anni dal suo barbaro assassinio nel Donbass

Domenica prossima, 24 maggio, a Pavia verrà intitolato a Andrea Rocchelli, giovane giornalista e...
empty alt

Le guerre distruggono molto più di quello che producono

Fra le molte stupidaggini che abbiamo ripetuto tutti almeno una volta nella vita c’è quella che...
empty alt

“Tre chilometri alla fine del mondo”, omofobia difficile da estirpare nella civile Europa

Tre chilometri alla fine del mondo, regia di Emanuel Parvu, con Ciprian Chiujdea (Adi), Bogdan...
empty alt

“La pubblica (d)istruzione”, come e chi ha sabotato la scuola in Italia

La pubblica (d)istruzione - Come la destra ha sabotato la scuola con la complicità della sinistra...
Back To Top