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Lunedì, 14 Set 2026

Gli ultimi giorni di quiete di Antonio Manzini, Sellerio Editore Palermo, Collana “La memoria”, anno 2020, pp. 240, euro 14, in libreria dal 22 ottobre.

Recensione di Adriana Spera

Chi si aspettava una nuova indagine del vicequestore più anticonvenzionale e più amato della letteratura noir italiana, Rocco Schiavone, resterà deluso, lo scrittore Antonio Manzini si è preso una pausa da quel personaggio tanto simpatico, quanto ingombrante.

Invece, siamo dinanzi ad una storia che, come Orfani bianchi, altro romanzo di Manzini scritto qualche anno fa, pone tanti interrogativi etici.

Gli ultimi giorni di quiete è una storia nera in cui i protagonisti, Nora e Pasquale, sono dei morti che camminano, una coppia che vive, come estranei, nel rimpianto di un passato felice che non tornerà. Sono due genitori ai quali è stato ucciso un figlio, la cui vita si è fermata quel giorno.

Questo è un libro che fa soffrire il lettore perché è talmente intenso da farlo calare nei personaggi, da farlo immedesimare nella loro sofferenza, grazie anche alla tecnica di scrittura adoperata: i pensieri, i punti di vista dei vari personaggi emergono uno alla volta, proprio per far calare il lettore nella mente dei protagonisti.

Tutto inizia su un treno interregionale quando Nora, la protagonista, casualmente incontra l’assassino del suo unico e amatissimo figlio, Corrado, che grazie ad un’accusa di omicidio preterintenzionale, sconti di pena e buona condotta, dopo solo cinque anni due mesi e quattro giorni, è tornato libero.

Da quel momento, assistiamo alla diversa reazione dei protagonisti: se Nora indaga per sapere cosa fa e dove vive l’assassino di suo figlio, scoprendo che egli sta cercando di rifarsi una vita, ha un lavoro e vive con una ragazza che ha un noto salone da parrucchiera; Pasquale non accetta il fatto che la vita di suo figlio valga una così breve pena e, pur non sapendo nulla della nuova esistenza di Paolo Dainese, l’assassino, dove vive, dove trovarlo, decide di farsi “giustizia” da sé, procurandosi una pistola.

Due reazioni assai diverse, una metodica e l’altra istintiva, in due persone che tali non sono perché dei due quello preciso, certosino sempre pacato e razionale è Pasquale. Ma, forse, ciò è dovuto ad un suo errato senso di colpa: nella tabaccheria, al momento della rapina finita in tragedia, doveva esserci lui e non suo figlio.

Mentre Nora, invece, messasi sulle tracce di Paolo lo segue come un’ombra fino a rendergli la vita impossibile, per distruggere tutto quello che lui sta faticosamente cercando di costruire, e ci riesce, anche se a caro prezzo.

Sullo sfondo della vicenda, quel che accade a chi vive una tragedia come questa, la sofferenza dei processi, il ritrovarsi cinicamente a chiedersi (e poi a vergognarsene) perché, al posto del proprio figlio, non sia morto un nipote disabile. E poi la pietà e, al contempo, l’allontanamento delle persone che prima ti erano vicine, quasi a voler evitare di contaminarsi con una sofferenza così grande; la vita degli altri che continua, come nel caso di Sole, la fidanzata di Corrado.

In questo romanzo ritroviamo molti degli interrogativi sulla giustizia, che assillano le vittime sopravvissute all’omicidio di una persona cara, che avevamo incontrato nel Rocco Schiavone di 7-7-2007; sulla giusta pena del reo; sulla tentazione di farsi giustizia da sé; sulla lotta interiore tra ragione e sentimento, che si scatena in chi ha subito la perdita.

L’autore ha dichiarato nella sua presentazione on line: «Questa storia mi girava nella testa da tanto tempo. Lo spunto è stato il racconto che mi fece un signore della sua esperienza: aveva incontrato in treno l'assassino di suo figlio».

Il finale è davvero amaro ma se Nora e Pasquale trovano ognuno una propria via d’uscita dal loro dolore, per Paolo si riavvolge il nastro di una vita infelice e sbagliata.

Al lettore restano tutti i dubbi sulla giustizia, che una vicenda simile pone, e gli interrogativi su quale può essere la vita e quali i sentimenti di un genitore dopo la perdita violenta di un figlio.

Adriana Spera
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