23. 05. 2018 Ultimo Aggiornamento 22. 05. 2018

L’inattivo non è detto che si disattiva

Categoria: Temi di discussione

Non c’è niente di meglio che arrivare a metà settimana, che già uno è sfiancato, e leggere l’Istat che dice un sacco di cose sul nostro mercato del lavoro. Roba capace di deprimervi o entusiasmarvi a seconda di come vi gira la digestione o l’umore elettorale.

L’allegrone festeggerà il calo della disoccupazione, che a dicembre perde un decimo di punto (10,8%), l'incline alla mestizia noterà che non c’è niente da festeggiare perché intanto sono aumentati gli inattivi, ossia coloro che non sono occupati né disoccupati perché non cercano proprio da lavorare. Per la misteriosa logica della statistica i disoccupati possono diminuire perché smettono di cercare lavoro, non perché l’hanno trovato.

Già. Pensate alle volte che avete contribuito al buonumore nazionale, agitando i dati sul miglioramento della disoccupazione mentre, invece, ignoravate che aumentava il tasso di inattività. Perché sono loro – gli inattivi – il vero fenomeno statistico del nostro tempo. Ma, prima di approfondire, beccatevi quest’altra buona notizia, che gioverà parecchio al nostro illuminato dibattito elettorale.

In pratica, siamo entrati a pieno titolo nella contemporaneità, che fa rima con precarietà, a cominciare dal lavoro e a finire con le connessioni Wi Fi gratuite. Nulla è per sempre, d’altronde, e figuriamoci un contratto di lavoro. Mi sorge il sospetto, tuttavia, che la modernità tenda a incoraggiare il fancazzismo piuttosto che l’operosità – uno deve pur smetterla di cercare lavoro ogni tanto – quando mi cade l’occhio su un altro grafico che dà la misura della nostra straordinarietà di italiani.

Cioè abbiamo un 12 per cento della forza lavoro che è disponibile a lavorare ma non sta cercando.

Mi sorge il dubbio che siano tutti milionari, ma poi mi ricordo della moglie di Tizio, che cresce i figli e tiene in piedi la famiglia e non lavora perché non ha tempo, ma è tutt’altro che inattiva. Oppure di Caio, che lavora di notte in nero per pagarsi gli studi di giorno, anche lui inattivo secondo le statistiche. Mi tornano in mente anche quei tali, sconosciuti al fisco finché non gli trovano intestati conti correnti, case e supercar, che sicuramente erano disponibili a lavorare per qualcuno ma era meglio non farlo sapere. Allora capisco che l’inattivo non si disattiva facilmente. E’ diversamente attivo. Solo che l’Istat non lo sa.

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giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer


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