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Mercoledì, 30 Set 2026

Tanti anni fa, quando si trattò di inventare un logo per l’ING (poi diventato INGV), mi rivolsi a un grafico molto esperto. Un ente di ricerca determinato a raggiungere i massimi livelli internazionali ha assoluto bisogno di una sede e di un logo riconoscibilissimi.

Una sede stabile e definitiva deve rappresentare un punto di incontro ben riconoscibile da tanti colleghi provenienti da tutti gli angoli del mondo. Il logo deve permettere di individuare l'Ente a cui si riferisce e le attività che vi si svolgono univocamente e con effetto immediato. Compito del logo è anche quello di ispirare fiducia e fornire garanzie indiscusse, anche in competizione con enti analoghi.

La costruzione della sede richiese qualche anno, quella del logo qualche mese.

Con il grafico, molto paziente, ebbi un lungo colloquio. Volevo un simbolo semplice che mostrasse la Terra come il “Pianeta Azzurro”: così come l’avevano descritta i primi astronauti che la videro dallo spazio.

Doveva anche apparire che la Terra, a differenza di tutti i pianeti conosciuti, è fortemente sismica e sempre lontana dell’equilibrio. Sopratutto doveva immediatamente balzare agli occhi la sua splendida caratteristica fondamentale: la tettonica a placche.

Tettonica a placche significa tantissimi terremoti con enormi liberazioni di energia, significa subduzione di grandi lembi della crosta terrestre sottoposti a un incessante processo di riciclaggio dentro il mantello, significa impressionanti eruzioni vulcaniche, significa la creazione e il mantenimento di altissime catene montuose e profonde fosse oceaniche, significa la creazione dell’atmosfera.

Tutto quanto tenuto assieme da delicati processi chimico-fisici che, tutt’ora oggetto di studi complessi e raffinati, hanno consentito il grande miracolo della nascita, dello sviluppo e del mantenimento della vita nelle tante diverse splendide forme che conosciamo.

Dopo tante discussioni, si arrivò alla figura che vediamo in alto. Per la precisione quella rappresentazione è frutto di un ulteriore abbellimento, tra l’altro con un tocco di “tridimensionalità”, da parte dell’ottimo Laboratorio Grafica e Immagini dell’INGV, coordinato da Daniela Riposati, formatasi all’ING e divenuta particolarmente incisiva nel rappresentare risultati scientifici con immagini, capacità di notevole rilevanza nella rappresentazione di argomenti geofisici. Si noti anche l’eleganza dei caratteri bodoniani scelti dalla Riposati per la scritta.

Grande è stato il successo del logo specialmente a livello internazionale. C’è chi l’ha definito il logo geofisico più bello e più evocativo al mondo.

Recentemente, il logo è stato modificato diventando una specie di pallone da spiaggia, come si vede nella figura sotto. La “frammentazione” della parte destra del logo originale, quella che rappresenta le placche piccole e grandi, è stata eliminata. Anche i meridiani e i paralleli non sono più curve “tormentate” per suggerire il non-equilibrio della Terra con tutte le ben note conseguenze sismologiche.

La cosa mi rattrista ma non mi meraviglia. Anzi mi permette di capire ancor meglio la grande svalutazione scientifica che sta subendo un ente che è stato ai vertici della Ricerca nazionale e mondiale.

La tettonica a placche, a mio avviso ben riconoscibile nel vecchio logo, è il punto di arrivo della geologia classica. La sua consacrazione avvenne nella prima metà degli anni ‘70. Vi contribuirono prestigiosi geologi di molti Paesi: USA, UK, Canada, Francia, Australia e altri ancora. Geofisici di tutto il mondo dettero poi incontrovertibili prove sperimentali della sua validità.

Praticamente nullo fu il contributo italiano. Anzi, ricordo una certa resistenza al nuovo da parte di potenti “baroni” dell’epoca. Purtroppo molti, ancora oggi, non l’hanno capita e su di essa fanno spesso affermazioni bizzarre. Questo, probabilmente, potrebbe spiegare anche la superficie del nuovo logo, che appare decisamente insignificante.

Sul web si può trovare una versione molto discutibile della "tettonica a placche" scritta per l’”Enciclopedia degli idrocarburi”. Vi si trovano affermazioni del tipo: il campo magnetico terrestre generato dalla rotazione differenziale del nucleo interno ed esterno. Il mantello inferiore più ricco in ferro del mantello superiore. Il moto delle placche determinato della rotazione terrestre. Per giustificare quest’ultima affermazione vengono ridimensionate, se non azzerate, quelle che sono giustamente considerate le cause, peraltro ben verificate, di tale moto: convezione, slab pull, ridge push.

Ad esempio, per negare il ruolo della convezione nella tettonica a placche viene assunta una viscosita' dell’astenosfera inferiore di molti ordini di grandezza rispetto al valore fisicamente determinato dal postglacial rebound e dall'analisi dei meccanismi di creep. Si confonde addirittura la viscosità transiente, quella misurata dalla diffusione di stress, con la viscosità allo stato stazionario.

Concludendo, se si confrontano i due loghi mostrati, è lecito chiedersi: che necessità c’era del secondo? Come può piacere quest’ultimo non avendo significati di sorta?

Tanto valeva cambiarlo drasticamente.

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Geofisico dell’Accademia del Lincei

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