06. 05. 2021 Ultimo Aggiornamento 04. 05. 2021

L’eugenetica. Il pericolo delle buone intenzioni

L’eugenetica. Il pericolo delle buone intenzioni di Lucetta  Scaraffia, Edizioni Morcelliana, Brescia, pp.320, euro 25.

Recensione di Roberto Tomei

L’eugenetica comprende tutti gli studi fatti per migliorare la specie umana, sia eliminando i tratti negativi che promuovendo i caratteri positivi.

L’autrice, in forma chiara e brillante, ne ripercorre la storia, identificandone le radici nel pensiero di Malthus e Darwin, e  sottolineando l’intreccio di motivi culturali e scientifici che caratterizzò l’ideologia eugenetica.

A creare il termine eugenismo fu proprio un cugino di Darwin, tale Francis Galton, ma a far salire  la genetica agli altari accademici fu Karl Pearson, che insegnava matematica applicata a Londra,  senza però disdegnare la scienza statistica, alla quale diede notevoli contributi nello studio delle “curve di densità”.

L’eugenetica conobbe poi un notevole sviluppo negli Stati Uniti (dove tra il 1907 e il 1939 si sterilizzarono trentamila  criminali e internati nei manicomi, ma sembra che tali pratiche siano continuate fino agli anni settanta del secolo scorso), in Danimarca (che nel 1929 iniziò a sterilizzare gli internati negli asili psichiatrici), in Svezia ( dove tra il 1935 e il 1976 si praticarono oltre sessantamila sterilizzazioni) e in Svizzera ( dove nel 1926 si tentò di imporre la sterilizzazione delle donne troppo prolifiche).

Se la fortuna dell’eugenetica nella Germania nazista è storia nota, questo suo “successo” nei regimi democratici lascia assai perplessi, almeno quanto la simpatia di cui godette in certi ambienti cattolici.

Avversata apertamente dalla Chiesa sin dal 1930, sull’utilità dell’eugenetica non aveva dubbi invece padre Agostino Gemelli.

Prima di leggere questo libro, non avrei mai pensato che l’eugenetica avesse avuto una storia così trasversale. (Roberto Tomei)

La natura giuridica degli accordi fra Stati. Contributo all’edificio giuridico del diritto internazionale

La natura giuridica degli accordi fra Stati. Contributo all’edificio giuridico del diritto internazionale, di Georg Jellinek, edizione italiana a cura di Giuliana Scotto, Grin, München, 2012, euro 44,99.

Recensione di Roberto Tomei

La natura giuridica degli accordi fra Stati è un breve scritto che Georg Jellinek pubblicò a Vienna nel 1880, quando la sua carriera universitaria era appena iniziata. Nonostante appartenga alla fase giovanile del suo pensiero, già vi si trovano consolidati alcuni temi fondamentali che percorrono tutta l’opera del grande giurista e pensatore austriaco. Interrogandosi sul fondamento del diritto internazionale, Jellinek si chiede quale sia la natura del fondamento del fenomeno giuridico in generale, che egli lega indissolubilmente al fenomeno dello Stato.

Di fronte all’affermazione, via via crescente all’epoca, delle teorie positiviste e delle riflessioni sul formalismo giuridico, Jellinek non rinuncia mai a portare alle estreme conseguenze il suo approccio sostanzialista. Ciò gli consente di ravvisare il fondamento del fenomeno giuridico nell’etica, quale dimensione ultima cui fare appello nel momento in cui la macchina statale cessa di funzionare.

Per la prima volta in traduzione italiana, questo breve volume mette in luce la straordinaria attualità di un filosofo il cui pensiero è a lungo rimasto travisato. Da molta parte della dottrina, sia pubblicistica che internazionalistica, il suo pensiero è solitamente spento nel  pregiudizio che secondo Jellinek il diritto, riposando sulla volontà dello Stato, dovrebbe essere interpretato come uno strumento essenzialmente arbitrario.

Questo breve scritto mostra invece come Jellinek fosse di avviso del tutto contrario e come il suo richiamo alla volontà dello Stato porti con sé l’attenzione imprescindibile al contenuto etico delle norme e dei comportamenti umani. Sono sempre infatti gli esseri umani che quelle norme pongono e si impegnano a rispettare.

Il testo di Jellinek è preceduto da una lunga nota introduttiva della curatrice, che ne mette in luce tutta l’attualità. (Roberto Tomei)

Le mie prime convinzioni

Le mie prime convinzioni di John Maynard Keynes, Editore Adelphi, Milano, 2012, pp.148, euro 12,00.

Recensione di Roberto Tomei

John Maynard Keynes è un nome noto, ben oltre la cerchia degli addetti ai lavori, e il suo lavoro fondamentale," La teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta", del 1936, è senz'altro tra le opere di economia più lette al mondo.

Al termine del primo conflitto mondiale, Keynes scrisse "Le conseguenze economiche della pace", un agile volumetto che ebbe notevole diffusione dopo la conferenza di pace di Parigi del 1919. Di questo scritto costituisce una continuazione "Le mie prime convinzioni", ora pubblicato da Adelphi, con l'introduzione di Giorgio La Malfa, articolato in due parti: una letteraria, dedicata al gruppo Bloomsbury, e l'altra storica (Melchiol) sui retroscena della Conferenza di Parigi.

Destinati a una ristretta cerchia di persone, questi lavori furono dati alle stampe soltanto dopo la morte dell'autore. Mentre il primo,che dà il titolo al volume, è stato già tradotto nella nostra lingua, peraltro mezzo secolo fa,  il secondo esce in italiano per la prima volta.

Si tratta di un testo particolare, che si contraddistingue, rispetto agli altri lavori del professore di Cambridge, perché qui non c'è l'economista ma il letterato, con i suoi ricordi e la sua ironia. Ma soprattutto con la sua singolare capacità di prevedere gli eventi, dato che Keynes (inviato dall'Inghilterra alla Conferenza di Parigi) vi descrive l'errore delle potenze vincitrici che, con le loro vessazioni, prepararono il terreno per la rivincita tedesca, che culminò nel secondo conflitto mondiale. Un esito fatale per l'intera Europa, che non era difficile scongiurare. (Roberto Tomei)

 

Capitalismo senza futuro

Capitalismo senza futuro, di Emanuele Severino, Editore Rizzoli, pp.206, euro 19,00.

Recensione di Roberto Tomei

Il libro appena giunto in libreria di Emanuele Severino costituisce l'ultimo sviluppo del pensiero del filosofo bresciano, che ormai da circa quarant'anni  analizza le trasformazioni del mondo occidentale.

Qui, in particolare, sono approfonditi e spiegati i motivi del tramonto della politica e del capitalismo, un tramonto che si inscrive in quello più generale dell'intera tradizione occidentale, che vede il declino anche del cristianesimo.

Tutte queste forze che intendevano "servirsi" della tecnica per realizzare i propri scopi, sono state viceversa da questa soppiantate, onde il dato saliente di quanto si va compiendo sotto i nostri occhi va identificato appunto non nella globalizzazione economica ma nella globalizzazione della tecnica.

Tramonto del capitalismo non significa tuttavia necessariamente la scomparsa del profitto privato ma la scomparsa della volontà che tale profitto sia lo scopo delle diverse, se non di tutte, le società del pianeta.

Per Severino, sta trionfando il carattere radicale della "destinazione della tecnica al dominio del mondo": l'intero apparato tecnico del pianeta da mezzo che era è diventato esso stesso il fine, quale supremo inveramento o realizzazione dell'esser uomo, anche se contestualmente tale apparato conduce inevitabilmente a un deperimento dell'esser uomo.

Senza darci indicazioni di sorta, Severino ci mostra così la direzione del corso storico, avvertendoci  che la destinazione della tecnica al dominio altro non è che l'effetto dell'impulso originario dell'occidente. Impulso che per il Nostro coincide con la "Malattia mortale", onde il trionfo della tecnica è da intendere come il trionfo della forma più coerente di tale" Malattia". (Roberto Tomei)

 

Guida ai green jobs

di Adriana Spera

Esce, dopo tre anni, sempre nei tipi di Edizioni Ambiente, una nuova edizione della Guida ai green jobs, di Tessa Gelisio, giornalista e conduttrice televisiva e Marco Gisotti, giornalista e divulgatore,  uno dei massimi esperti di green economy e green jobs, fondatore dell'agenzia di studi ambientali Green Factor è uno dei curatori del rapporto annuale “GreenItaly”.

Il libro è più che una versione aggiornata, un secondo volume del saggio inchiesta sui cambiamenti determinati dal binomio crisi economica e crisi ambientale nel mondo del lavoro.

Gli autori tornano ad indagare su alcuni settori e ne scandagliano di nuovi, cosicché dalla lettura si può avere una panoramica completa delle “mutazioni green” in atto nell'economia italiana.

Le interviste ai protagonisti di questa rivoluzione si alternano a schede che analizzano i vari settori dall'economia, al settore educativo.

Nel complesso, emerge una fotografia impietosa del paese a partire dall'assenza nel mondo politico di un'idea di politica economica atta a traghettarci fuori dalla crisi economica, l'assenza della politica con la P maiuscola.

L'economia viene trattata come trenta anni fa, mentre sta emergendo un tessuto industriale che si attrezza da sé rispondendo alla crisi con l'innovazione, il risparmio energetico nei processi produttivi. Insomma, si ha l'idea che vi sia in atto una sorta di mutazione genetica, che per sopravvivere vi sia chi pone in atto un adattamento alla crisi e l'adattamento è l'innovazione.

Impietoso poi il bilancio sul sistema educativo. Si esce dall'Università con una scarsa o nulla professionalità spendibile, cosicché, per entrare nel mondo del lavoro occorre fare corsi specialistici e tecnici, Master, spesso a pagamento. Gli Istituti tecnici superiori, a cui ci si può iscrivere dopo la scuola superiore, sono solo 59 in tutto il territorio nazionale e spesso non operano in sinergia con le imprese. L'Italia ha fatto il minimo sindacale di quanto previsto dalla legislazione europea di riferimento, specie nel settore della formazione-lavoro, e investe pochissimo in ricerca.

Non va meglio sul fronte dell'utilizzo delle fonti energetiche, un settore in cui si potrebbero sviluppare tanti nuovi lavori se solo ci fosse un piano energetico. Un'assenza che da una parte favorisce le grandi compagnie e dall'altra penalizza i consumatori. Continuando su questa strada non raggiungeremo mai una gestione democratica delle risorse energetiche e men che meno arriveremo all'autoproduzione di energia, che pure con le tecnologie oggi disponibili (pannelli solari, minieolico, ecc.) sarebbe possibile.

Infine, si utilizzano malissimo le risorse economiche per realizzare grandi e devastanti opere pubbliche. Molto maglio sarebbe se si impiegassero per mettere in sicurezza il territorio con interventi per arrestare il dissesto idrogeologico; per consolidare il patrimonio pubblico e privato, visto che si è in un territorio sismico; per porre in essere strategie per contrastare il mutamento climatico. In tal modo, si darebbe un sostegno, in tutti i settori, a tanta microeconomia locale, dall'agricoltura all'edilizia e, al contempo, si promuoverebbero nuove figure professionali. Entrerebbero in circolo risorse costanti nel tempo.

Il volume, arricchito da 125 schede sui lavori verdi più richiesti, risulta una lettura utile, in particolare, per orientare i giovani al lavoro e non solo per chi si interessa di economia.

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