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Sabato, 27 Giu 2026

di Antonio Del Gatto

Esercitare il diritto di accesso presso l'Istat è un'impresa per titani.L'amministrazione, anziché agevolare gli istanti, sembra remare in senso contrario, frapponendo ostacoli di ogni sorta.

Di recente è stata segnalata al Foglietto la vicenda che di seguito raccontiamo.

Il 27 dicembre 2010 è stata pubblicata la graduatoria di concorso per Dirigente Tecnologo.

Il 4 gennaio 2011, un candidato ha ritualmente presentato istanza di accesso agli atti (verbali, schede di valutazione, curriculum mio e dei vincitori/idonei, elenco titoli mio e dei vincitori/idonei).

Il 3 febbraio (30° giorno dalla richiesta), il richiedente ha ricevuto una comunicazione in cui gli si chiedeva se era disponibile a ricevere gli atti concorsuali per posta elettronica. Nella stessa giornata veniva data risposta positiva.

Il giorno successivo, lo stesso candidato veniva raggiunto dal seguente, ulteriore, messaggio: “Gentile collega, in allegato trova i verbali delle sedute in cui la commissione ha fissato i criteri di valutazione (verbali n. 1, 2, 3 e 4 e il verbale n. 9 con la sua scheda di valutazione). Non appena saremo in grado di inviarLe anche la documentazione relativa ai controinteressati, procederemo con una nuova comunicazione via e-mail...”.

Sempre il 4 febbraio, l'istante ha scritto al direttore generale dell'ente per lamentare il fatto che, nonostante i termini fossero scaduti, la documentazione ricevuta fosse invece parziale.

Ritenendosi danneggiato, ha chiesto che gli fosse comunicato (come previsto dalla legge 241/90 e s.m.i.) il nominativo del responsabile del procedimento.

La risposta del direttore generale si è fatta attendere per quattro giorni ed è stata la seguente: "Mi dispiace che a causa del notevole carico di lavoro degli uffici si sia risposto con un lieve ritardo che tuttavia spero non possa aver arrecato gravi ripercussioni sulle sue legittime aspettative. Le porgo le mie scuse personali e resto a disposizione per ogni eventuale chiarimento. G. Fontanarosa".

Scuse che suonano come una beffa. Sembra evidente la censurabilità del comportamento dell'Istat, il cui richiamo all’art. 3 del dpr 184/2006 appare finalizzato a ostacolare il legittimo esercizio di un diritto da parte dei candidati, invocando una tutela della privacy dei vincitori, che appare del tutto fuori luogo, anche alla luce di una consolidata giurisprudenza (ex multis, Tar Lazio, sez. III, sent. 8 luglio 2008, n. 6450), che in materia “esclude in radice l'esigenza di riservatezza a tutela dei terzi”.

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