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Sabato, 24 Ott 2026

di Alex Malaspina

Alla fine, Francesco Profumo ha gettato la spugna e nella tarda serata di ieri ha rassegnato - a se stesso - le dimissioni da presidente del Cnr con il seguente comunicato: "Mi dimetto dalla carica di presidente del Consiglio nazionale delle ricerche per ottemperanza agli obblighi di legge, rispetto delle istituzioni e senso di responsabilità nei confronti del Governo e dello stesso Cnr”.

Peccato che ci sono voluti quasi tre mesi perché Profumo prendesse coscienza della macroscopica incompatibilità tra la carica di titolare del Miur, che vigila sul Cnr, e quella di presidente dello stesso ente.

Il Foglietto, il 16 novembre scorso, nello stesso momento in cui Profumo prestava giuramento nella mani del Capo dello Stato, aveva segnalato che, legge alla mano, egli non era più presidente del Cnr.

Non la pensava allo stesso modo il ministro-presidente che, anziché rinunciare al prestigioso scranno di piazzale Aldo Moro, decideva di tenerselo in caldo, optando per una fantomatica “autosospensione”, con l’affidamento temporaneo dei poteri alla sua vice, Maria Cristina Messa. Un soluzione scandalosa.

Il Foglietto, solitariamente, ha continuato a segnalare la grave anomalia con ben dieci articoli, di fronte ai quali Profumo ha fatto orecchie da mercante, trincerandosi dietro la richiesta di un parere all’Antitrust, che sarebbe dovuto arrivare entro il 16 febbraio.

Gli articoli del Foglietto alla fine, però, hanno attirato l’attenzione della grande stampa, che ha cominciato a fare pressing sul titolare del Miur. Profumo, qualche settimana fa aveva affermato che aspettava la decisione dell’Antitrust.

Venerdì scorso, invece, nel corso della conferenza stampa post Consiglio dei Ministri, ha dichiarato che “Quando sono diventato ministro ero presidente del Cnr da appena due mesi. Avevo avviato una serie di attività di riorganizzazione dell’ente, che non può essere lasciata per strada. Con responsabilità, al termine dei processi che sono avviati, lascerò la presidenza del Cnr”.

Profumo, dunque, sembrava tutt’altro che intenzionato a porre fine all’imbarazzante ruolo di controllore-controllato del Cnr e a mollare la poltrona almeno per i prossimi otto anni, atteso che il processo di riorganizzazione del Cnr, iniziato dalla Moratti con la nomina a giugno 2003 di Adriano de Maio, è un cantiere infinito. Secondo solo a quello dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria.

Ma il clamore mediatico delle ultime settantadue ore, culminato in un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, devono avergli fatto cambiare idea. Meglio tardi che mai.

Dimissioni anche da parte di Corrado Clini, ministro dell'Ambiente e presidente di Science Park.

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