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Domenica, 25 Ott 2026

di Rocco Tritto

Non era mai accaduto che l'Istat bloccasse per più di un anno il pagamento ai propri dipendenti dei rimborsi per spese mediche, cure ortodontiche, per l'utilizzo dei mezzi pubblici nonché per frequenza asili nido e scuole materne, per borse di studio e per l'acquisto di libri scolastici e universitari, riferiti ai figli dei dipendenti.

Il "blocco" è ufficialmente motivato con la mancanza dell'accordo integrativo con i sindacati. Se, da un lato, ciò è vero, dall'altro non può sottacersi che l'Istat poco o nulla ha fatto negli ultimi dodici mesi per sbloccare la situazione. Una situazione di fatto ingessata dalle richieste dei confederali circa la composizione del fondo.

La conseguenza è che l'Istat, nonostante le reiterate richieste di Usi-Ricerca, è ben lieta di tenere in cassa circa un milione di euro, che invece spetta esclusivamente ai lavoratori, la cui busta paga è già gravemente falcidiata dal blocco dei contratti, dalle  continue manovre del governo e dalla progressiva perdita del potere di acquisto degli stipendi.

Non si riesce a comprendere perché i confederali, di fronte al rifiuto dell'ente e degli organi di controllo, non decidano di far valere le loro istanze nelle aule dei tribunali, dove sarà possibile accertare la fondatezza delle stesse.

Allo stesso tempo, censurabile è l'atteggiamento dell'Istat, che non ha mai sottoposto alla firma il testo dell'accordo.

"Di fronte al crescente malcontento dei lavoratori - fa sapere l'Usi Ricerca - l'ente presieduto da Enrico Giovannini non può continuare a far finta di nulla e a danneggiare i lavoratori, dimenticando che l'articolo 40, co.3-ter del d.lgs. 165/2001, stabilisce che:  qualora non si raggiunga l'accordo per la stipulazione di un contratto collettivo integrativo, l'amministrazione interessata può provvedere, in via provvisoria, sulle materie oggetto del mancato accordo, fino alla successiva sottoscrizione".

Norma forse sconosciuta ai piani alti di via Balbo.

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