Giornale on-line fondato nel 2004

Domenica, 22 Mar 2026

di Roberto Tomei

Dopo una pausa di soli tre mesi, è tornato a riunirsi il 10 ottobre scorso il cda dell’Istat che, con una sintesi, sempre più liofilizzata, ha reso nota la recente approvazione da parte del governo del decreto legge “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”, in corso di pubblicazione in Gazzetta.

Innanzitutto la notizia, che finora l’Istat aveva ignorato, che riguarda la soppressione della Commissione per la garanzia dell’informazione statistica (Cogis) e l’istituzione di una nuova la cui organizzazione e le cui funzioni sono in tutto e per tutto identiche alla precedente.

Unica differenza, tutt’altro che rilevante, è l’integrazione della denominazione, dato che la garanzia della informazione statistica diventa ora garanzia della qualità della informazione stessa.

Da notare che la notizia della scomparsa della Cogis, comunicata solo ora in via ufficiale dall’Istat, era stata data tempestivamente ed esclusivamente dal Foglietto sin dall’11 settembre scorso.

Pertanto, morta la Cogis, viva la Cogis!

Ma non è tanto questa la (non) notizia, quanto il fatto che nel pubblicando decreto legge è prevista l’ennesima riorganizzazione dell’ultraottuagenario ente di via Balbo, che ciclicamente viene sottoposto a lifting che finora però non hanno attenuato le profonde rughe, che continuano a vedersi tutte.

L’ultimo restyling statistico, infatti, risale appena al 2010, con il dpr 166, presentato come la panacea di tutti i mali e il viatico per la statistica ufficiale del terzo millennio.

Il nuovo intervento da parte del governo dovrebbe prendere corpo, sotto forma di regolamento ex art. 17 della legge 400/88, entro 90 giorni dalla conversione in legge del decreto.

Attesa l’indeterminatezza e la genericità dei principi e dei criteri direttivi della delega contenuta nel decreto di cui sopra, il timore è che ci si possa trovare di fronte a un nuovo riassetto che, anziché migliorare la organizzazione dell’Istat e del sistema statistico nazionale, finisca per peggiorarla, come già accaduto con il dpr 166/2010.

Ma vi è di più.

In una materia così intricata potremmo sbagliarci, ma ci sembra di ricordare che la dottrina sia concorde nell'affermare che un decreto legge può prevedere soltanto regolamenti di esecuzione e non di delegificazione, come invece accade nel nostro caso.

Di certo, quando un esecutivo, come l'attuale, non sta mai fermo ed emana tanti decreti, è facile che possa incorrere in qualche svista, anche se c'è chi pensa che, a differenza di quel che accadeva prima, ai professori si permetta di tutto e di più.

Sia come sia, l'urgenza di riformare (un anno sì e l'altro pure) la statistica ufficiale è, comunque, sotto gli occhi di tutti e magari c'è anche qualche spread tra la nostra e la statistica tedesca di cui non ci hanno fatto sapere niente solo per carità di patria. Insomma non c'è da perdere tempo.

Avanti tutta.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Ricerca UniPi: salari minimi e massimi per contrastare le disuguaglianze

Regolare i salari, introducendo un limite minimo e massimo, può ridurre le disuguaglianze senza...
empty alt

“Diario di scuola”, una storia vera di solitudine, abbandono, prevaricazione

Diario di scuola. Una storia vera, di Pierpaolo Palladino - Edizioni San Paolo –...
empty alt

L’inarrestabile crescita del debito dei paesi emergenti

Saranno pure paesi emergenti, ma sulla strada del debito non hanno nulla da imparare da quelli...
empty alt

Debito comune UE in crescita, ma in maniera silenziosa

Zitto zitto e lento lento, il debito comune dell’Ue fa capolino sui mercati, grazie soprattutto...
empty alt

Pi Greco Day, spettacolare celebrazione dell’Università di Pisa

Per il Pi Day, l’Università di Pisa ha scelto un omaggio originale e spettacolare: un gigantesco...
empty alt

Contraddizioni italiane, l’occupazione cresce ma il Pil è quasi fermo

I conti economici del 2025 restituiscono un quadro in chiaroscuro dell’economia italiana. Da un...
Back To Top