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Lunedì, 17 Ago 2026

Comunicato Usi-Ricerca

Persino il governo Monti, per il tramite del ministro della Funzione pubblica, Patroni Griffi, ha dovuto ammettere qualche mese fa che le regole in materia di valutazione della performance dei dipendenti pubblici, dettate con il decreto legislativo n. 150 del 2009 dall’allora ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, sono inapplicabili e, quindi, da riscrivere.

Si era a ottobre 2012, poi il governo è caduto e la questione è finita nel dimenticatoio, in attesa di tempi migliori.

Della vicenda si era, comunque, occupato Il Foglietto con un articolo nel quale si sottolineava, tra l’altro, che “escludere a priori, così come aveva previsto Brunetta, da qualsiasi compenso accessorio, un quarto dei dipendenti deve essere sembrato eccessivo, oltre che totalmente illogico. Da qui, la necessità di correre ai ripari e di accantonare, di fatto, la tanto deprecata norma, con ciò vanificando le attività, anche costose, di alcuni enti, che si erano dati un gran daffare per escogitare meccanismi a dir poco astrusi se non cervellotici”.

Tra questi si è sicuramente distinto l’Istat, nonostante la sollevazione interna, persino dei dirigenti. Ma il presidente Giovannini sembra tirare diritto per la sua strada, forse per non smentire Affari&Finanza di Repubblica, che il 14 maggio del 2012 aveva scritto che in materia di valutazione della performance, “solo l’Istat ha avviato una sperimentazione del genere”.

Nella “sintesi delle comunicazioni e delle decisioni del Consiglio” dell’ente statistico del 8 febbraio scorso, tra le decisioni figurano “l’approvazione del piano triennale della performance 2013-2015” e “la discussione (che non è una decisione, ndr), in vista del successivo confronto con le OO.SS. (fissato per oggi, senza alcuna documentazione, e che l'Usi diserterà, ndr), del sistema di promozione, misurazione e valutazione della performance in Istat”.

Promozione a parte, l’iniziativa dei vertici dell’Istat appare più una mera esercitazione teorica che altro, atteso che – come dovrebbe essere ormai  noto - la parte del decreto Brunetta, che prevede la misurazione e la valutazione della performance dei dipendenti, non è efficace, in conseguenza del blocco delle retribuzioni, almeno fino al 31 dicembre 2014.

Pertanto, il personale non può ottenere alcun aumento di stipendio, così vanificando la disposizione normativa contenuta nel citato “decreto Brunetta”il cui art. 19, prevede una diversificazione del salario accessorio, con il raddoppio dello stesso per il 25% degli addetti, l’azzeramento per un altro 25% e il mantenimento dello status quo per il restante 50%, che rappresenterebbe la fascia di merito intermedia.

Erano stati già in tanti a chiedersi se fosse valsa la pena per l’Istat di impantanarsi prima del tempo nella performance, quando nessuna diposizione legislativa lo imponeva.

Per un’amministrazione che non perde occasione nel dichiarare di voler perseguire la realizzazione del benessere dei dipendenti, molto più utile sarebbe una presa di posizione ufficiale presso il governo perché ponga immediatamente fine all’odioso blocco dei contratti di lavoro, che è poi conditio sine qua non per iniziare a discutere di performance.

Et de hoc satis!

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