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Mercoledì, 20 Mag 2026

di Ivan Duca

Il Cnr negli ultimi quindici anni ha cambiato la sua organizzazione ben quattro volte, per effetto di vari decreti legislativi, che hanno modificato l’assetto dell’ente (D.Lgs. 19/1999, D.Lgs. n. 127/2003, D.Lgs. n. 213/2009). Particolarmente importanti sono stati i mutamenti che si sono registrati nell’organizzazione della rete di ricerca dove, nel tempo, si sono avvicendati diversi modelli organizzativi.

Un primo modello, a tre livelli, prevedeva un presidente coadiuvato da un consiglio di presidenza, vari comitati di indirizzo scientifico e, infine, istituti e centri presenti sul territorio (per oltre 350 strutture).

Il secondo modello, a due livelli, contemplava un presidente coadiuvato da un consiglio direttivo ed un centinaio di istituti con conseguente “declassamento” di circa 250 strutture presenti sul territorio ad unità operative di supporto (sezioni).

Il terzo modello, anch'esso a tre livelli, con un presidente ed un consiglio di amministrazione, 11 dipartimenti, 108 istituti corredati da circa 250 unità operative di supporto.

L’ultimo modello, il quarto, essenzialmente simile al precedente, ha previsto la riduzione dei dipartimenti da undici a sette.

Il dato che emerge maggiormente nella sua rilevabile oggettività dalle varie riorganizzazioni è che dall’introduzione dei dipartimenti - per effetto del D.Lgs. 127/2003 del ministro Moratti - al Cnr i costi relativi al management della rete di ricerca hanno subito un aumento di oltre il 670%.

Tale aumento va di pari passo con la significativa riduzione del budget dell’ente di piazzale Aldo Moro per produrre ricerca scientifica.

Infatti, nei precedenti modelli organizzativi i direttori di istituto percepivano un’indennità omnicomprensiva di euro 20.658,28 (per un totale complessivo di circa 2,2 milioni di euro).

Con il modello organizzativo introdotto dal citato decreto 127/03, i costi per i medesimi sono lievitati ad euro 123.900,00 cadauno, per complessivi 13,3 milioni di euro circa l'anno. A ciò occorre sommare ulteriori 1,5 milioni di euro per i compensi dei direttori di dipartimento (euro 139.443,00 cadauno, pari al 90% del compenso del direttore generale).

Solo tali ultimi costi, con l’introduzione del D.Lgs. 213/2009 del ministro Gelmini, sono stati “tagliati” di circa 640 mila euro, per effetto sia dell’introdotta riduzione del numero dei dipartimenti stessi (passati da 11 a 7) che del compenso erogato, sceso a euro 127.582,13.

La particolarità di questo nuovo management della ricerca, che ne fa un caso più unico che raro, è che per lo stesso non è prevista alcuna valutazione né dell’attività svolta né dei risultati conseguiti, né tantomeno sono previsti meccanismi di audit o di parametrizzazione della retribuzione ai risultati conseguiti.

Un timido tentativo di valutazione dei dipartimenti si tentò nel 2007. In tale frangente il cda, viste le relazioni di autovalutazione dei direttori di dipartimento, considerò positivamente il primo anno di attività degli stessi, formulando, tuttavia, la raccomandazione “di incrementare e valorizzare il tasso di dialogo con i Consigli scientifici di dipartimento e con i direttori di Istituto”, oltre a richiedere una “nota integrativa delle relazione con l’indicazione dei risultati attesi”.

Oggi, definitivamente conclusa l’esperienza di gestione dei primi undici direttori di dipartimento, ci si sarebbe aspettata almeno una verifica dei risultati ed una valutazione dell’operato di tali strutture e del loro management o, quantomeno, un’analisi del bilancio costi/benefici conseguente all’introduzione di tale modello organizzativo.

Prima di procedere alla nomina dei nuovi direttori dei dipartimenti sarebbe stato quanto mai opportuno e necessario, in ossequio al principio costituzionale del buon andamento della pubblica amministrazione, emanare tempestivamente i nuovi regolamenti di organizzazione e di funzionamento dell’ente, previsti dallo statuto in vigore fin dal 1 maggio 2011, al fine di stabilire i criteri d’individuazione del management, gli obiettivi da assegnare, la parametrizzazione dei compensi ai risultati, la definizione chiara delle incompatibilità.

Tuttavia, l’ente ha già concluso le procedure per l’attribuzione degli incarichi ai sette nuovi direttori di dipartimento ed ha avviato l’iter per bandire la maxi selezione, una sorta di carica dei 108, per la copertura delle ambite poltrone di direttore di istituto, che si renderanno vacanti da aprile 2013 in poi.

Occorrerà, forse, attendere il 2017 per vedere introdotto nel Cnr un meccanismo di valutazione dei risultati per chi gestisce migliaia di dipendenti ed ingenti risorse economiche pubbliche. Meccanismi che costituiscono la norma per ogni manager pubblico e privato, ma che evidentemente sono ritenuti non necessari nel Cnr, il più grosso ente pubblico di ricerca, con un budget di quasi un miliardo di euro.

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