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Lunedì, 30 Mar 2026

di Rocco Tritto

Nelle scorse settimane, con due articoli pubblicati il 29 ottobre e il 5 novembre, pur non trascurando di dar conto dei dettagli, abbiamo trattato soprattutto di quella che ci era sembrata la vera novità dell’ultima manutenzione della disciplina generale della statistica italiana, ossia dell’irrompere sulla scena dell’«esperienza internazionale», quale ulteriore, decisivo quanto superfluo requisito per diventare presidente dell’Istat e dominus del Sistema statistico nazionale (Sistan), l’organizzazione di tutti gli uffici pubblici che svolgono attività statistica nel nostro paese.

Dopo un’analisi più approfondita, abbiamo fatto ulteriori scoperte, che riteniamo doveroso rendere note, se non altro per le imprevedibili conseguenze cui stanno dando luogo.

L’incauto manutentore – che sembra richiamare alla mente l’apprendista stregone di faustiana memoria – da un lato, ha fatto fuori, senza tanti complimenti, la disposizione che garantiva all’Istat la possibilità di maneggiare i dati sensibili; dall’altro, non si sa a quale fine, ha fatto “amputare” un periodo di un’altra disposizione, lasciando inspiegabilmente in vita il successivo periodo, indissolubilmente legato al precedente e che ora somiglia proprio a un morto che cammina.

Insomma, un mezzo disastro. Già alla direzione del Sistan faticavano non poco ad allineare piani annuali e programmi triennali nonché ad assicurare la compatibilità delle indagini statistiche con la tutela della privacy, che quest’altro guaio proprio non ci voleva.

Pare che nella sede Istat di viale Liegi, dove risiede il cervello del Sistan, il pendolo oscilli tra rabbia e rassegnazione, perché non è la prima volta che succede ma c’è pure chi già s’è dato pace che non sarà l’ultima.

Mutuando dall’ormai universale linguaggio militare statunitense, c’è chi parla di effetti collaterali, ma questi riguardano sempre i terzi. E allora meglio sarebbe forse parlare di fuoco amico, cioè di una manutenzione casareccia per di più malriuscita, disinvoltamente recepita dal governo.

Che il pasticcio sia stato elaborato a via Balbo, sembrano accreditarlo i rumors che provengono da quella sede, dove menti raffinatissime, già all’opera, pare abbiano escogitato anche come rimediare all’incresciosa situazione.

Omnibus perpensis, l’antidoto consisterebbe in una errata-corrige da inserire in una delle prossime Gazzette Ufficiali, sine strepitu e col favore delle tenebre  (come quando hanno corretto gli strafalcioni presenti nelle epigrafi latine).

Dubbi, destinati ad essere presto sciolti, permangono soltanto sul colore (una volta si preferiva il rosa o il celeste) da scegliere per il miracoloso foglietto della errata-corrige, capace di sostituirsi in men che non si dica, senza complicati andirivieni tra le due Camere, alla volontà del legislatore.

Se l’Istat non vuole finire su Scherzi a parte, forse è il caso di fare maggiore attenzione, soprattutto di non fantasticare di toppe peggiori del buco.

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