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Mercoledì, 18 Feb 2026

di Ivan Duca

Il 31 dicembre, mentre in molti erano impegnati nei preparativi delle rituali cene, veglioni e botti di fine anno, Paolo Annunziato, instancabile direttore generale del Cnr, metteva a punto due provvedimenti riguardanti la “riorganizzazione dell’Amministrazione centrale” e “l’affidamento degli incarichi di facente funzioni di direzione degli uffici dirigenziali di II livello, di facente funzioni di responsabile delle strutture di particolare rilievo e di facente funzioni degli uffici non dirigenziali”.

Così il dg del Cnr, trascorsi 15 mesi dall’inizio del suo mandato senza aver ancora definito i necessari Regolamenti che dovrebbero disciplinare il corretto funzionamento dell’ente, ad oltre due anni e mezzo dall’entrata in vigore dello statuto (1° maggio 2011) ha dato il via alla nuova amministrazione centrale del Cnr, che dovrebbe dare un più efficiente supporto alle oltre 350 strutture del Cnr, tra Istituti, sezioni, unità di ricerca presso terzi, aree della ricerca, oggi presenti sul territorio italiano.

Il tutto in assenza di qualsiasi costruttivo confronto ma, ancor di più, in violazione di precise prerogative contrattuali che, per tale materia, prevedono la necessaria e preventiva informativa alle Organizzazioni Sindacali e, logica vorrebbe, un processo trasparente e condiviso con le professionalità dell’Ente coinvolte.

Per tale motivo Usi-Ricerca, stigmatizzando tanto la reiterata mancanza di trasparenza, oggi più che mai solo uno slogan nel Cnr, quanto il palese comportamento ingiustificatamente arbitrario da parte di chi è chiamato a gestire la cosa pubblica, ha inteso diffidare per condotta antisindacale il Cnr nella persona del presidente pro-tempore Luigi Nicolais.

Il nuovo assetto organizzativo dell’amministrazione centrale del Cnr vedrebbe aggiungersi alle 2 dirigenze amministrative di I livello (Direzione Centrale Gestione delle Risorse Umane; Direzione Centrale Supporto alla Rete Scientifica e Infrastrutture), 10 nuove dirigenze amministrative di II livello (Ufficio Programmazione Finanziaria e Controllo; Ufficio Relazioni Europee e Internazionali; Ufficio Affari Istituzionali e Giuridici; Ufficio Comunicazione Informazione e URP; Ufficio Concorsi e Borse di Studio; Ufficio Stato Giuridico e Trattamento Economico del Personale; Ufficio Trattamento Previdenziale; Ufficio Supporto alla Programmazione Operativa; Ufficio Servizi Generali; Ufficio Sviluppo e Gestione del Patrimonio Edilizio), per le quali, sempre il 31 dicembre, sono state avviate le procedure di mobilità previste per legge (bando 364.187 e bando 364.188).

A queste nuove dirigenze si aggiungono altre 10 strutture tecniche di particolare rilievo (misurazione della performance; gestione documentale; reti e sistemi informativi; valorizzazione della ricerca; relazioni internazionali; ufficio stampa; programmazione, monitoraggio e statistiche; servizio protezione e prevenzione; biblioteca; partecipazioni societarie) e 7 uffici non dirigenziali (segreteria del collegio dei revisori; controllo gestione; internal audit; contenzioso; ufficio procedimenti disciplinari; rapporti con le OO.SS.; formazione).

Tale operazione farà certamente lievitare i costi di gestione della macchina burocratica del Cnr, che passerebbero da circa 260 mila euro annui relativi alle indennità oggi assegnate al personale interno all’Ente che dirige gli uffici centrali, ad oltre 1,2 milioni di euro l'anno per i nuovi dirigenti amministrativi in arrivo.

Quali possano essere gli effetti positivi di tale riorganizzazione, per lo più in assenza dei necessari e preliminari nuovi regolamenti, oggi è assai difficile prevederlo.

Di certo c’è che se tale operazione - che coinvolge direttamente circa settecento dipendenti dell’amministrazione centrale, ed indirettamente tutti gli oltre ottomila dipendenti e le attività dell’ente nel suo complesso - dovesse dimostrarsi inefficiente, come appare assai probabile, ci si troverebbe di fronte al più grosso flop mai registrato a memoria d’uomo a piazzale Aldo Moro che, unito alle critiche già mosse, anche a livello parlamentare, alla gestione Nicolais, potrebbe convincere il ministro vigilante ad avviare la procedura di commissariamento del più grosso ente di ricerca del paese, che assorbe annualmente oltre 600 milioni di fondi statali.

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