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Venerdì, 19 Giu 2026

di Biancamaria Gentili

In passato, più volte ci siamo occupati del Centro di ricerca “Enrico Fermi”, per evidenziare, in particolare, l’estrema esiguità della dotazione organica, che non ha mai superato le 10 unità, con una presenza di non più di due ricercatori.

Alla fine del 2012, stando ai dati contenuti nella Relazione sulla gestione dell'ente, redatta dalla Corte dei conti e depositata il 13 febbraio scorso, la dotazione risultava essere pari a 9, di cui 5 in sevizio: due ricercatori, un funzionario e due collaboratori.

A contendere al Centro Fermi il poco invidiabile primato di “più piccolo ente di ricerca”, c’è stato e c’è tuttora l’Istituto italiano di studi germanici, con una dotazione organica e di risorse altrettanto striminzite.

Se si sommano i membri del cda (3), del consiglio scientifico (5, compreso il presidente dell’ente), dei revisori dei conti (3 effettivi, più 2 supplenti), del comitato di valutazione interno (3), del direttore della struttura di ricerca, si ottiene un totale di gran lunga superiore a quello del personale in servizio, così evidenziando una sorta di anomalia, oramai consolidatasi nel tempo.

Per ovviare alla penuria di personale, il Centro ha pensato bene di affidare l’incarico di direttore amministrativo, previsto dallo Statuto dell’ente, al direttore della struttura di ricerca, dietro compenso supplementare di 25 mila euro annui.

Molti si chiederanno come il Centro Fermi, con una così ridotta (si fa per dire) dotazione di personale, possa soddisfare le proprie finalità istituzionali.

La risposta è nella Relazione dei magistrati contabili, i quali scrivono che “Considerata la limitata pianta organica, coperta solo per il 62% … il Centro Fermi attualmente non è in grado di svolgere direttamente l’attività istituzionale di ricerca e, in conseguenza, come per gli anni passati, continua a stipulare convenzioni con altri Enti di ricerca e Università, coinvolgendo, in tal modo, ricercatori e tecnologi in grado di adempiere alle finalità in questione”.

Sempre nel documento della Corte dei conti si legge, poi, che “Nell’ambito della propria attività, i ricercatori del Centro Fermi, nel corso del 2012, hanno prodotto 50 pubblicazioni su riviste internazionali”.

Non è chiaro se tali pubblicazioni siano ascrivibili ai due ricercatori in pianta stabile oppure a quelli che, a vario titolo, collaborano con il Centro che, nel corso del 2012, ha completato tre progetti scientifici e ne ha avviati altri quattro.

Nel primo caso, sarebbe davvero un risultato strabiliante, con una media di 25 pubblicazioni per ricercatore: risultato da far arrossire molti omologhi del comparto.

La gestione contabile dell'ente, per il 2012, evidenzia un avanzo di amministrazione di euro 549.931, mentre il conto economico ha registrato un disavanzo di euro 124.143. L’esercizio si è chiuso con un avanzo finanziario di competenza di euro 59.538,13 (nell’anno 2011 il disavanzo era stato di euro 386.439).

Per la ricerca scientifica sono stati spesi euro 1.124.958 (-11,84% rispetto al precedente esercizio), corrispondenti al 58,17% delle entrate correnti.

Un dato che merita di essere sottolineato, infine, è quello relativo al compenso che percepisce il presidente dell’ente, sotto forma di indennità di carica: 16.200 euro annui, qualcosa come 1350 euro lordi al mese. Briciole rispetto ai lauti compensi erogati ai presidenti di altri enti di ricerca, primo tra tutti, l’Istat, al cui organo di vertice spettano 270 mila euro l’anno. Ma anche gli altri non scherzano.

Una sana perequazione verso il basso, per tutti i presidenti degli enti di ricerca, e anche per i direttori, forse non guasterebbe in un paese ormai allo stremo. O no?

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