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Mercoledì, 18 Feb 2026

di Rocco Tritto

Per tutti i media, ma proprio per tutti, il neo ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, del quale abbiamo finalmente appreso l’età (64 anni), "è stato presidente dell’Istat".

Per il Corriere della Sera, la carriera di Padoan è stata “tra Ocse e Istat”, mentre per Repubblica, il neo ministro dell’Economia “è stato successore di Giovannini alla guida dell’Istat”.

Niente di più errato. Padoan, sia chiaro una volta per tutte per i giornaloni sempre più distratti e superficiali, non è mai stato presidente dell’Istat, neanche per un solo giorno, ma ha avuto un passato di rilievo all'Ocse e al Fmi, come ha ricordato Franco Fracassi in un inquietante articolo del 21 febbraio scorso.

La poltrona, che ha fatto da cornice al nostro articolo di due settimane fa, infatti, continua a essere vacante da quasi 10 mesi (28 aprile 2013), da quando Enrico Giovannini, per il quale un nuovo mandato quadriennale alla guida dell’ente di via Balbo (con un super compenso annuo di 270 mila euro) era cosa non certa ma certissima, non seppe dire di no alla proposta fattagli da Letta il giovane, di andare a occupare la prestigiosa poltrona di ministro del Lavoro.

Poltrona che ha lasciato sabato scorso, per salire sulla cattedra di Statistica Economica dell’Ateneo romano di Tor Vergata dove, dalla sua nomina a Ordinario (nel 2002), non si era visto molto, in quanto, prima della sua ascesa al vertice dell’Istat, avvenuta a agosto 2009, aveva svolto dal 2001 all’Ocse di Parigi non solo il ruolo di Chief Statistician ma era stato preposto anche al vertice della Direzione Statistica dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.

All’Istat ora, dopo la nomina di Padoan nel nuovo governo, invece, l’è tutto da rifare, come diceva l’indimenticabile Gino Bartali, quando le cose non andavano per il verso giusto.

Spetterà al governo Renzi, infatti, designare un nuovo presidente, che non potrà essere Giovannini, il quale, avendo ricoperto cariche di governo, potrà approdare al vertice di un ente pubblico non prima di un anno, siccome previsto dalla legge n. 215/2004.

L’auspicio è che si faccia presto perché, in caso contrario, l’attuale presidente facente funzioni, Antonio Golini, rischia di restare in via Balbo sine die.

Ma, soprattutto, è necessario che per il parere obbligatorio da parte del Parlamento sul presidente che verrà designato non si verifichino più arbitrarie forzature da parte del governo, come è accaduto con la ripetizione della votazione da parte della commissione affari costituzionali del Senato, che ha fatto gridare allo scandalo il Movimento 5 Stelle, dopo che la proposta Padoan, era stata inequivocabilmente bocciata, per non aver ottenuto il consenso dei due terzi dei componenti.

Quanto al nome del possibile nuovo presidente dell’Istat, al momento non ci sono rumors, anche se viene segnalato un deciso sospiro di sollievo da parte di quanti (non pochi) speravano, ritenendo di avere le carte in regola, di approdare sullo scranno più alto dell’ente statistico ma che erano stati raggelati dalla designazione di Padoan.

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