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Venerdì, 19 Giu 2026

di Ivan Duca

Realizzare obiettivi come “merito e trasparenza”, si sa, richiede impegno e molto tempo.

Forse è per questo motivo che nel Cnr gli incarichi quinquennali dei direttori di istituto giungono alla loro scadenza naturale sempre prima che le procedure concorsuali per l’attribuzione dei nuovi incarichi siano concluse se non, addirittura, neppure avviate.

Necessario, in tali casi, ricorrere alla figura del “facente le funzioni del direttore”, soggetto incaricato temporaneamente della gestione dell’Istituto, con provvedimento del presidente del Cnr.

Questo ormai consolidato modus operandi ha riguardato, solo per citare alcuni ultimi provvedimenti, l’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa), l’Istituto di scienze delle produzioni alimentari (Ispa), l’Istituto per la microelettronica e microsistemi (Imm), l’Istituto di metodologie chimiche (Imc), l’Istituto per le tecnologie didattiche (Itd), l’Istituto dei sistemi complessi (Isc), l’Istituto di scienze dell'alimentazione (Isa), l’Istituto per le tecnologie della costruzione (Itc).

Ultimissimo, in ordine di tempo, il provvedimento n. 24 del 21 febbraio 2014, con il quale il presidente Nicolais ha nominato un facente le funzioni di direttore per l’Istituto di scienze neurologiche (Isn) di Mangone (Cosenza).

Si è così conclusa la criticata gestione dell’Isn da parte di Antonio Gambardella, che oggi formalizzerà il passaggio di consegne, di cui tante volte si è occupato Il Foglietto e che ha visto l’impegno in prima linea di Usi-Ricerca a sostegno dei dipendenti nella lotta contro lo smantellamento della struttura di Mangone, obiettivo perseguito senza successo dallo stesso Gambardella.

Il temporaneo reggente dell’Isn, in attesa della scelta del successore di Gambardella attraverso un bando pubblico - di cui ad oggi incredibile dictu non v'è traccia - è stato individuato dal presidente, “previa verifica, per il tramite del direttore del dipartimento di afferenza, che il nominativo ... offra la più ampia garanzia di continuità delle linee di attività dell’Istituto così come impostate dal direttore uscente”.

L'auspicio tra il personale dell'Isn è che il reggente non dia una simile "garanzia" ma, anzi, inverta totalmente rotta, per assicurare il rilancio di un Istituto di eccellenza nello studio delle malattie del sistema nervoso che, negli ultimi anni, purtroppo, ha segnato il passo, facendo registrare il trasferimento di una ventina di unità di personale presso altri istituti e il licenziamento di circa trenta precari.

Il ricorso seriale alla nomina di facenti le funzioni di direttore in numerosi Istituti non sembrerebbe trovare adeguato supporto nel regolamento di organizzazione e funzionamento del Cnr, il quale (art. 28, comma 4), a chiare lettere, sembra relegare la nomina presidenziale dei facenti funzioni ai soli casi “di dimissioni, decesso o revoca dall'incarico prima del termine del quinquennio e in attesa dello svolgimento della selezione pubblica di cui all'articolo 27”.

Del resto, nulla di diverso poteva prevedersi, dato che per gli incarichi giunti a scadenza naturale il Cnr dispone di ben cinque anni per individuare un nuovo soggetto cui affidare le direzioni di Istituto.

Evidentemente, tale lasso di tempo non sembra essere sufficiente al pachidermico apparato burocratico del Cnr, oggi presieduto da Nicolais e diretto da Annunziato, per assicurare una ordinaria e ordinata gestione del più grosso ente pubblico di ricerca del paese.

Difficile a questo punto, tenuto anche conto delle tante anomalie gestionali, puntualmente segnalate dal Foglietto, dare torto a quanti auspicano un radicale e tempestivo cambio alla guida dell’ente di piazzale Aldo Moro.

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