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Martedì, 17 Feb 2026

Il 29 maggio scorso, il Cra ha licenziato una bozza del Piano di riorganizzazione e razionalizzazione della rete delle articolazioni  territoriali dell’ente, che domani il presidente Alonzo illustrerà ai sindacati.

Il documento, che si compone di 101 pagine, era stato promesso dallo stesso Alonzo al ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, nel corso dell’incontro del 29 aprile, di cui abbiamo raccontato nell’articolo della scorsa settimana, quando abbiamo accennato a un possibile processo di smantellamento del Cra.

Dalla lettura del Piano, la nostra impressione esce rafforzata perché quella che si vuole far passare per “riorganizzazione e razionalizzazione”, in realtà è una massiccia cura dimagrante, all’esito della quale ad essere drasticamente ridimensionate non saranno soltanto le strutture di cui attualmente l’ente di compone, ma anche le dotazioni organiche.

"Il Piano di razionalizzazione – scrive il Cra - risponde ad esigenze ricollegabili a quelle della spending review, che ha una duplice finalità: da un lato, razionalizzare e ridurre gli assetti organizzativi e i costi di gestione delle strutture territoriali, dall’altro, salvaguardare i livelli dei servizi resi alla collettività, rendendoli più economici e funzionali ai fini di un utilizzo più produttivo delle risorse pubbliche umane e strumentali disponibili".

Stando al contenuto del documento, a perdere la poltrona saranno 28 dei 45 direttori (sia di Centri che di Unità di ricerca) attualmente all’opera.

Nella nuova organizzazione disegnata da Alonzo, infatti, ci sarà posto soltanto per 17 di essi, che verranno preposti ad altrettante strutture denominate Centri di ricerca disciplinari (in totale, 6) e Centri di ricerca per le filiere produttive (in totale, 11). Per ogni singolo centro di ricerca sarà previsto un responsabile dell’organizzazione e della gestione dell’attività di ricerca (direttore) e un coordinatore amministrativo (funzionario di amministrazione o dirigente amministrativo)

Difficilmente riusciranno a salvarsi gli attuali Dipartimenti e i rispettivi direttori, dal momento che, secondo il Piano Alonzo, “la loro funzione di coordinamento tra le strutture dell’Ente potrebbe far capo direttamente alla Direzione scientifica, opportunamente rafforzata con uffici di staff di elevata competenza scientifica”.

I risparmi che Alonzo conta di realizzare con il suo Piano ammontano a poco più di 6 milioni di euro, di cui 3,3 derivanti dalla riduzione del numero delle direzioni e dalla eliminazione dei dipartimenti; 1,8 dalla riduzione dei costi necessari per il funzionamento delle strutture riorganizzate e un milione dalla riduzione dei costi di funzionamento dell’Amministrazione centrale.

Tali risparmi ipotizzati, però, non sembrano tener conto di quello che accadrà in tema di ricollocazione del personale delle sedi soppresse.

A tal proposito, occorre leggere con la dovuta attenzione quanto i vertici del Cra scrivono a pagina 65 del Piano che, di seguito, riportiamo integralmente.

“Al processo di riorganizzazione consegue la necessità di effettuare un’analisi riferita agli aspetti correlati alla ricollocazione/riqualificazione del personale interessato dal cambiamento.

Le risorse umane sono la principale ricchezza di ogni Ente di ricerca.

E’ d’obbligo valorizzare le competenze esistenti e, nell’ambito degli accorpamenti delle strutture, adottare gli strumenti idonei a garantire la continuità del lavoro di ricerca ed a tutelare la professionalità acquisita che costituisce un patrimonio imperdibile per il CRA.

Con assoluta priorità si procederà ad identificare il personale interessato, a contattarlo anche al fine di raccoglierne le preferenze e le esigenze e ad individuare ogni possibile suggerimento ed aspetto utile.

Il processo di riallocazione/riqualificazione, che potrebbe richiedere diversi steps applicativi, si svolgerà, ovviamente, garantendo le prerogative sindacali previste dalla disciplina normativa e contrattuale quadro e di comparto.

Nel rispetto di quanto sopra rappresentato, i criteri generali possono essere così sinteticamente indicati: collocamento presso strutture del CRA; trasferimento presso altre Amministrazioni pubbliche; favorire ed incentivare la presenza presso altre Amministrazioni pubbliche attraverso assegnazioni temporanee sulla base di appositi accordi stilati tra il CRA e le stesse, da definire, nel dettaglio, attraverso precisi percorsi attuativi ricorrendo, ove necessario, all’istituzione di appositi tavoli tecnici”.

Si tratta di un programma che, di fatto, come anticipato da Usi-Ricerca, sembra preludere allo smantellamento del Cra attuale, con un forte impatto non solo sulle finalità istituzionali dell’ente, ma soprattutto sul personale di ogni ordine e grado, che difficilmente potrà assistere inerte alla sua realizzazione.

Un disegno inopinato, ancora tutto da approfondire che, a una prima sommaria delibazione, si appalesa frutto di una applicazione del tutto distorta e pretestuosa della spending review, diventata ormai strumento micidiale per abbattere e/o ridimensionare ciò che è pubblico e per infliggere ogni sorta di vessazione ai lavoratori.

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