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Martedì, 17 Feb 2026

L’estrema sintesi con cui viene riportato e reso noto ciò che avviene nel cda dell’Istat ci ha fatto dire in passato della progressiva liofilizzazione del resoconto, circostanza stigmatizzata da Usi-Ricerca in tutte le sedi, da ultimo nel corso dell’unico incontro avuto con l’attuale presidente Giorgio Alleva, in carica dal luglio scorso.

Ora è accaduto l’irreparabile: la sintesi delle comunicazioni del presidente e delle decisioni del cda dell’Istat è risultata essere più scarna addirittura dell’ordine del giorno.

L’evento si è verificato il 4 novembre scorso. Confrontando i due documenti, l’odg risulta incredibilmente più articolato, visto che, stando alla sintesi, sembra che il presidente non abbia avuto niente da comunicare e che, circostanza assai improbabile per un organo collegiale, non sia venuta fuori nemmeno qualche “varia ed eventuale” da discutere.

Per il resto, tutto a posto: approvati il verbale della seduta precedente e i bilanci di previsione e pluriennale, nonché il programma triennale per il triennio 2015-2017.

Sul piano triennale delle attività per il medesimo periodo, invece, si registra l’informazione più ampia, perché ci vien detto che ne è iniziata la discussione. Ciò che lascia sperare che magari qualcosa verrà pur fuori, a meno che la prossima volta non si ritenga di metterci a parte soltanto del fatto che la discussione già iniziata è poi finita. Un po’ come accade nella famosa canzone di Mina.

Da un po’ di tempo in qua così vanno le cose in via Balbo, sede storica dell’ente statistico. Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere.

Per l’Italia tutta il 4 novembre è il giorno della vittoria, per l’ente di via Balbo, invece, passerà dunque alla storia come il dies memorabilis della concisione, utilizzata purtroppo proprio là dove la concisione non serve e non giova a nessuno.

Soprattutto non giova ai componenti-protagonisti del cda, che non ci fanno una bella figura: non col personale, che ormai, sfinito dall’eccesso di sintesi, non riesce più a seguire le scelte dell’organo di indirizzo dell’ente, che - tra l'altro - si ostina a tenere bloccata la contrattazione integrativa, con riflessi negativi sulla busta paga dei lavoratori; men che meno col ministro vigilante, che forse farebbe bene, avendone il potere, a reclamare più trasparenza, dato che è diventato veramente impossibile riuscire a capire i percorsi che portano a prendere ogni decisione.

Insomma, se Montale desiderava di essere “scabro ed essenziale”, questo proposito il cda non può proprio coltivarlo.

Non solo. C’è, viceversa, un obbligo di trasparenza che è stato e continua a essere sistematicamente disatteso. Ora crediamo si sia arrivati al punto di non ritorno, visto che peggio di così non si può fare.

E’, dunque, giunto il momento di invertire la rotta e sforzarsi di mettere tutti i dipendenti in condizione di conoscere a quale destino stanno andando incontro.

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