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Martedì, 17 Feb 2026

«Lo ammetto: io non ho speranza. Il cieco parla di una via di uscita. Io ci vedo. Quando tutti gli errori sono esauriti l'ultimo compagno che ci sta di fronte è il Nulla» [Bertolt Brecht, Der Nachgeborene].

Non si possono neanche più chiamare corsi e ricorsi perché si tratta di un accanimento annuale quello che i dipendenti dell’Isfol devono sopportare. E anche per il 2015 il destino dei lavoratori dipende da tutta una serie di pressioni.

In primis chiaramente intervengono le decisioni politiche che, come confermato dal ministro vigilante pochi giorni fa, derivano “da equilibri politici”. Frase che paradossalmente non desta nessuna sorpresa, ormai siamo tutti abituati al fatto che i destini delle attività pubbliche ed in particolare quelli della ricerca pubblica non siano neanche lontanamente connessi ad un rilancio della capacità innovativa del Paese.

E se con il Jobs Act il Ministero del Lavoro (che vigila sull’Isfol) intende dare vita ad una nuova Agenzia per il lavoro, c’è veramente poco nelle intenzioni del concetto di “lavoro” se lo intendiamo come sinonimo di sviluppo dell’“occupazione”. Ben diverso se lo consideriamo come corrispondente ad un incremento della “disoccupazione”, preso atto che lo sviluppo di questa riforma ha messo seriamente in discussione (per motivi dichiaratamente politici e non tecnici) le proroghe contrattuali di 254 dipendenti a tempo determinato dell’Isfol.

E se gli acronimi delle denominazioni ipotizzate per la costituenda agenzia (Agenzia Nazionale per l’Occupazione o Agenzia Nazionale per il Lavoro) possono far sorridere, dimostrano in realtà quanta poca attenzione e cura si presti a queste riorganizzazioni.

Ma laddove non arrivano le cosiddette opportune decisioni politiche, ci sono gli amministratori, dirigenti e funzionari responsabili che in questa situazione di incertezza, indeterminazione e preoccupazione, preferiscono comunque ostinarsi ad azioni contro i propri colleghi e dipendenti con tutte le modalità esistenti, persino per quei casi dove anche solo il buon senso segnerebbe la via.

Ad esempio, ricorrere fino in Cassazione dopo che la Corte di Giustizia Europea ha accolto le tesi dei lavoratori e anche la giustizia italiana si sta adeguando - tanto che l’Isfol ha già perso in ben due gradi di giudizio nei Tribunali italiani - appare veramente poco riconducibile alla buona gestione della cosa pubblica.

Non solo, laddove si potrebbero fare delle assunzioni a tempo indeterminato, già espressione di una volontà del CdA (attraverso una delibera specifica), confermate ufficialmente dalla Funzione Pubblica ben 10 mesi fa, senza che nessun ostacolo né tecnico né legale od economico sia emerso, il silenzio dell’amministrazione appare assordante.

Il paradosso si affaccia considerevole: mascherato dietro ad una cosiddetta “compensazione di spese” tra amministrazioni pubbliche (PP.AA. ricorrenti e Tribunali), si avvia tutta una macchina legale, che non è certo a costo zero per i cittadini italiani. E noi ci troviamo esposti economicamente con un triplice ruolo: cittadini che pagano con le proprie tasse sia le azioni politiche che quelle amministrative; cittadini e dipendenti pubblici che automaticamente (ma non volontariamente) sostengono un apparato burocratico-legale contro se stessi o i propri colleghi ed infine individui/famiglie, che impegnano parte della propria retribuzione per una tutela legale – diretta e privata - dei propri interessi non garantiti dai nostri amministratori.

E ancora, laddove non sono intervenuti i decisori politici o dove i dirigenti non sono stati sufficientemente efficaci si introducono proprio quelli che dovrebbero rappresentare i lavoratori e che, contrariamente ad una mission chiara e definita, in molti casi (troppi) finiscono per lanciare azioni (perfino penetrando in amministrazioni esterne quali la Funzione Pubblica) funzionali al peggioramento delle condizioni di quegli stessi precari a cui potrebbe essere garantito un minimo di miglioramento.

L’isolamento è totale. L’assurdità è generale.

Infatti, se è la singolare assurdità di tutte queste azioni il denominatore comune di un modus operandi ormai consolidato, ognuno per il ruolo svolto farà i conti con quella Coscienza che rappresenta la capacità umana di essere solidali, raziocinanti, altruisti e disponibili.

Perfino nel teatro dell'assurdo, nonostante il senso tragico del dramma che stanno vivendo i personaggi, a volte i dialoghi senza senso, ripetitivi e serrati, sono capaci di suscitare il sorriso ….

In Isfol, invece, c’è veramente poco da ridere!

«Spend the years of learning squandering. Courage for the years of wandering. Through a world politely turning. From the loutishness of learning» [Samuel Beckett, Gnome]

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