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Mercoledì, 07 Ott 2026

Un post dell’Università della Calabria, apparso due giorni fa su instagram, che sintetizzava un comunicato pubblicato sul sito dello stesso ateneo, ha provocato la reazione di un gruppo di studenti che, poche ore fa, ha trasmesso una nota agli organi di stampa.

“Dopo mesi di promesse non mantenute e di mezze concessioni – si legge nella predetta nota – gli studenti dell’UniCal hanno deciso di dare un segnale forte alla governance d’Ateneo”, inviando numerosi commenti ad un post della pagina ufficiale UniCal su instagram,  con poche e semplici frasi che riassumono il disagio accumulato a partire da marzo”.

“Non ci bastano più – scrivono gli studenti – le piccole concessioni sbandierate come grandi vittorie, mentre la crisi avanza e le nostre carriere prendono una piega sempre peggiore: siamo stanchi di essere considerati solo dei conti correnti da cui prelevare delle tasse ogni tot del mese, mentre il nostro diritto allo studio è continuamente calpestato; siamo stanchi di dover pagare per dei servizi che non vediamo da mesi; siamo stanchi di avere solo 5 appelli all’anno e di vedere la qualità della didattica in continuo calo”.

“Non abbiamo più intenzione – proseguono – di restare a guardare passivamente e subire questa gestione scellerata, figlia di 30 anni di autonomia universitaria ed austerità: il momento di cambiare le cose è questo!”

La nota si conclude con l’invito rivolto alla comunità studentesca dell’UniCal ad unirsi al gruppo Telegram, per costruire “un’autentica opposizione dal basso che dia finalmente dei cambiamenti sostanziali. Non è più tempo di aspettare, ma di organizzarci ed agitarci! #EmergenzaUniCal”.

Su quanto denunciato dagli studenti di UniCal, è auspicabile un tempestivo intervento del Ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, anche perché pensiamo che l’attuale situazione che ha riportato tanti studenti ad immatricolarsi nelle università del sud possa essere per le stesse un’occasione unica per un rilancio che, necessariamente, deve passare da un potenziamento dei servizi e da una riqualificazione della didattica, nonché, inevitabilmente, da una revisione degli importi delle tasse universitarie in modo da garantire, davvero, come previsto dal dettato costituzionale, pari opportunità in una terra che non ne vede da decenni.

Adriana Spera
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