Giornale on-line fondato nel 2004

Domenica, 26 Apr 2026

I fiumi non sono semplici linee blu disegnate su una mappa, ma sistemi vivi che si muovono e “respirano”, espandendosi e contraendosi in risposta a fattori climatici. Questa dinamica naturale produce un’alternanza tra fasi di flusso e periodi di asciutta lungo molti tratti dei reticoli idrografici: in altre parole, molto spesso i fiumi smettono di scorrere, anche solo per brevi periodi.

Nello studio appena pubblicato sulla rivista «Nature Water», un team di ricercatori dell’Università di Padova mostra che i corsi d’acqua non-perenni non rappresentano un’eccezione, bensì costituiscono la tipologia fluviale più diffusa sul pianeta Terra. Analizzando dati globali e osservazioni di campo, la ricerca sviluppata dall’Ateneo patavino stima che quasi l’80% dei corsi d’acqua presenti sulla Terra smetta di fluire almeno un giorno all’anno. Anche in regioni considerate climaticamente umide, come il Veneto, oltre la metà del reticolo idrografico è costituita da tratti non-perenni.

Dalle analisi emerge inoltre che le reti fluviali del pianeta sono molto più estese di quanto comunemente rappresentato: considerando l’intera trama dei corsi d’acqua, la loro lunghezza complessiva raggiunge valori compresi tra 1,2 e 1,5 miliardi di chilometri. Di questa enorme rete, circa tre quarti – oltre un miliardo di chilometri – è costituita da corsi d’acqua che si asciugano periodicamente.

«Questa diffusione è legata alla struttura stessa delle reti fluviali, dominate da una miriade di piccoli corsi d’acqua estremamente numerosi e dinamici, che si attivano e si disattivano in risposta alle precipitazioni e alle condizioni idrologiche locali – spiega Gianluca Botter, corresponding author dello studio e docente al dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova –. Il loro comportamento influenza il funzionamento dell’intero sistema fluviale, lasciando una traccia evidente anche nei bacini idrografici di grandi dimensioni».

I risultati mettono in discussione l’idea, ancora molto diffusa, che il dominio fluviale resti sempre uguale a sé stesso dalle sorgenti alla foce. Al contrario, l’alternanza naturale tra fasi di flusso e di asciutta emerge come una caratteristica intrinseca e inevitabile dei sistemi fluviali. Questa dinamica ha implicazioni dirette per la qualità dell’acqua, i cicli biogeochimici, la biodiversità e i servizi ecosistemici offerti sia dai grandi fiumi sia dai piccoli torrenti: riconoscerla e integrarla nelle politiche di protezione dei corsi d’acqua è un passaggio fondamentale per affrontare le sfide ambientali poste dal cambiamento climatico e dall’uso sostenibile delle risorse idriche.

(Fonte: UniPd)

 

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

26 aprile 1986: il disastro nucleare di Chernobyl

Quarant’anni fa, in Ucraina, la mattina del 26 aprile 1986 segnò uno spartiacque nella storia...
empty alt

Cosa caratterizza la folle corsa alla spesa militare?

Gli anni Venti del XXI faranno storia, sicuramente. Non tanto per le loro innumerevoli crisi, che...
empty alt

Ricerca: grazie a una molecola, l’immunoterapia potrebbe curare anche i tumori 'freddi'

L'immunoterapia rappresenta una delle rivoluzioni più importanti dell’oncologia moderna perché non...
empty alt

Nella Giornata Mondiale della Terra, celebriamo il silenzio assordante sulla crisi climatica

Il 22 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Terra, divenuta un “rito” che non ha nulla a...
empty alt

“Bancarotta idrica globale”, il dramma del 75% della popolazione mondiale

L'interruzione dell'erogazione idrica potabile che abbiamo avuto per quattro giorni in Valpescara...
empty alt

"Nino", opera prima di Pauline Loquès, ricco di sfumature e di sottili trovate narrative

Nino, regia di Pauline Loquès, con Théodore Pellerin (Nino), Jeanne Balibar (La mère de Nino),...
Back To Top