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Domenica, 20 Set 2026

La demenza di Alzheimer è la più frequente tra le malattie neurodegenerative e, con l’aumento dell’aspettativa di vita, il numero di pazienti è in costante crescita. Uno dei fattori determinanti della malattia è l’accumulo nel cervello di proteine “spazzatura”: forme alterate della proteina amiloide, normalmente presente, che però non vengono eliminate in modo adeguato perché si aggregano in maniera nomala.

Una precedente ricerca dell’Università degli Studi di Milano osservò per la prima volta che la stimolazione elettrica cerebrale a bassa intensità, nota come transcranial Direct Current Stimulation (tDCS), ossia la stimolazione transcranica a corrente continua, poteva indurre nei pazienti un miglioramento, seppur transitorio. Studi successivi hanno confermato tale dato, ma senza riuscirne a spiegare il motivo.

Ora, un nuovo studio condotto da un team di ricercatori del Dipartimento di Bioscienze e del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università Statale di Milano compie un importante passo avanti nella comprensione di questo fenomeno.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Amyloid, si basa su dati computazionali ottenuti da simulazioni al computer: in un modello di simulazione molecolare, una molecola di amiloide è stata esposta a un campo elettrico, per riprodurne l’azione e osservare che cosa accade alla molecola.

L’osservazione più rilevante emersa dallo studio è che il campo elettrico può modificare le caratteristiche di superficie della fibrilla di amiloide e inibirne l’allungamento, processo che contribuisce alla formazione delle placche tipiche della malattia.

I risultati indicano che l’effetto della tDCS è in parte attribuibile alle modificazioni indotte dal suo campo elettrico statico sulla struttura fibrillare dell’amiloide che a sua volta può bloccare la formazione della placca e, potenzialmente, il decorso della malattia.

La ricerca è frutto di una collaborazione non solo interdisciplinare, che ha coinvolto fisici, medici e ingegneri, ma anche interdipartimentale.

Questo studio è basato su simulazioni di dinamica molecolare e va considerato come tale. Tuttavia, offre una spiegazione che potrebbe giustificare gli effetti biologici e clinici, dando ulteriore supporto all’impiego della tDCS e di tecniche ad essa correlate nei pazienti”, spiega il professor Alberto Priori, coordinatore del Centro di Ricerca “Aldo Ravelli” per le Terapie Neurologiche Sperimentali dell’Università degli Studi di Milano.

Il contributo principale di questo lavoro non è dimostrare un effetto clinico, ma fornire un quadro fisico coerente che collega la stimolazione elettrica a processi molecolari noti dell’aggregazione dell’amiloide. In questo senso, lo studio indica una possibile direzione sperimentale da seguire per approfondire e verificare i meccanismi alla base degli effetti osservati”, conclude Carlo Camilloni, docente di Fisica Applicata presso il Dipartimento di Bioscienze dell’Università Statale e responsabile del laboratorio di simulazioni molecolari.

(Fonte: Università degli Studi di Milano)

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